Ho iniziato il percorso di ricercazione perché volevo capire
come essere più efficace, come riuscire ad affiancarmi
ad ogni bambino dov’è per accompagnarlo dove vuole
e può arrivare e riuscire a farlo con la MASSIMA NATURALEZZA.
Naturalezza che presume:
competenza disciplinare e relazionale
capacità di vivere con i bambini situazioni d’apprendimento
COMPLESSE, reali, vere, naturali…
capacità di saper riconoscere in ogni situazione gli aspetti
da cogliere, osservare, approfondire, collegare a NODI DISCIPLINARI.
Ecco, volevo soprattutto riuscire a riconoscere nell’agire
quotidiano quanto è RICONDUCIBILE a NODI cognitivamente
e disciplinarmente importanti perché convinta che non sia
sufficiente rendere interessanti delle attività e proporle
ai bambini.
Inoltre volevo riuscire a far uscire di più ed in modo
corretto la fiducia che ho nelle possibilità di ognuno
ed imparare a farlo con strategie “giuste” per evitare
di “accarezzare” troppo e/o male o di tarpare le ali.
Penso di stare imparando a darmi e dare ai bambini più
tempo non aver paura di seminare molto e non aver fretta di raccogliere,
di tirare le fila mettermi nelle scarpe dei bambini
evitare messaggi bloccanti chiedere ai bambini di chiarirmi il
loro pensiero (aiutami a capire, riformula…) nella convinzione
di non essere riuscita io a capire parlare con i bambini di cosa
osservo rispetto ai loro progressi ed alle loro difficoltà
chiedere ai bambini di comunicarmi cosa pensano delle attività
fatte insieme (piaciuto/non piaciuto, difficoltà, capito…)
VALUTARE PRIMA/ DURANTE/ DOPO
riflettere su ciò che ho fatto in classe e su ciò
che farò e ciò comporta il tentativo di controllare
maggiormente il processo d’apprendimento d’ognuno
( compreso il mio)
valutare con serenità perché penso di aver imparato
a dar valore a ciò che c’è ( per i bambini
e per me)
superare la falsa dicotomia PERCORSO/PRODOTTO sperimentando modalità
valutative più consapevoli perché s’avvalgono
di attività di verifica COMPLESSE e diverse che, a volte,
mi permettono di triangolare i dati raccolti.
Ho difficoltà a
evitare domande chiuse o falsamente aperte
rispecchiare con prontezza ed efficacia feed-back che chiedo,
ricevo e mi aiutano a conoscere il percorso di ognuno riconoscere
MENTRE AGISCO situazioni da approfondire, finestre che si aprono…
socializzare dati con il gruppo di ricercazione per timore di
commenti e perché sovente mi domando se, al di là
degli atteggiamenti, ci si può permettere un confronto
sincero sulle convinzioni (questo dubbio a volte mi frena nel
dare e chiedere spiegazioni).
Mi è piaciuto
Cercare di capire mettendomi in gioco per provare a crescere ed
il farlo mentre lavoravo con i bambini della mia classe.
Bra
1°Circolo
Carla Tropini
Breve contestualizzazione
Classe 1°E (ventidue bambini) anno scolastico 2001-2002
Nello scorso anno scolastico ho raccolto dati per poter valutare
la mia azione didattica
con note sul campo a volte registrando ed annotando durante l’ascolto
dati a me utili
chiedendo ai bambini feedback (fb) con disegni seguiti da interviste
con parole scritte (a volte liberi, a volte guidati)
La mia scelta di ricorrere ai feed-back anche scritti in prima
elementare è nata
dalla necessità di lasciar scrivere i bambini per far loro
scoprire la funzione di
comunicazione e la funzione di memoria della lingua scritta.
I bambini sapevano che non mi interessava la correttezza delle
parole scritte. I primi tempi sovente venivano da me e mi dicevano
frasi del tipo: “Volevo scrivere, ma… non si capisce,
me lo scrivi tu?” In questo caso facevo da scrivano.
Aprile 2002
Per noi della 1°E Astuto è un personaggio fantastico
che si sposta sulla linea dei numeri (precedentemente avevamo
prima percorso e poi progettato e percorso dei percorsi in palestra,
nella scuola ed in Bra) e Furbone è un personaggio fantastico
che aggiunge e toglie le cose. Si copiano a vicenda, vorrebbero
far cose diverse l’uno dall’altro, ma…
Ho chiesto ai bambini un feedback scritto. Ho domandato loro:
-Ti è piaciuto giocare con astuto e furbone?
- Cosa pensi di aver capito giocando?
Tutti i bambini mi hanno dato i loro feedback scritti.
Il giorno successivo ho rispecchiato i feedback ricevuti con la
lettera indirizzata all’intero gruppo classe.
Omar scrive di essersi annoiato e poi aggiunge che mentre si annoiava
ha imparato alcune cose che piacciono alle maestre … scrivere,
disegnare, (cfr. allegato n.1).
Nella discussione successiva ai feedback scritti che prende spunto
dai loro disegni (consegna per il disegno: mi disegno mentre gioco
con astuto e furbone) evito di riferirmi ai feedback individuali
e partendo dai disegni e dai racconti dei bambini invito a ricordare
insieme altre esperienze fatte a scuola ed a casa con le regole
dell’aggiungere e del togliere.
Quando si racconta il gioco con Astuto e Furbone Omar parla con
entusiasmo, si alza anche in piedi mentre parla, poi si risiede
con un piede sotto il sedere. Mi sono annotata i suoi comportamenti
perché Omar era uno dei tre bambini a cui avevo deciso
di prestare maggior attenzione.
Dalla registrazione:
Omar: Quando Astuto si è spiaccicato contro il muro ed
è finito a quella di specie di loro ospedale faceva troppo
ridere. Gli sta bene così impara a non vedere il muro che
abbiamo fatto dallo zero …
Omar: Era chi dava il comando che comandava perché se uno
diceva tre più due, certo che Astuto e Furbone non potevano
fare cose diverse
Carla : Non potevano fare cose diverse?
Omar: Si, potevano diverso ma era come farle uguali…
Dopo l’intervallo chiedo ad Omar di spiegarmi il suo disegno
e lo intervisto sulla sua apparente contraddizione. Omar mi dice
che gli è piaciuto giocare con Astuto e Furbone, ma quando
scriveva il feedback era seduto tra due bambini che scrivevano
“ tanto e bene” e “allora io mi sono arrabbiato
ed ho scritto che mi ero annoiato, così facevo diverso
da loro e facevo corto” (quanto Omar mi ha detto sul suo
feedback scritto me lo sono annotato appena si è allontanato
da me mentre sul retro del suo disegno ho annotato, con lui presente,
la spiegazione del disegno. Cfr Allegato n.2).
Riflessione
Se non avessi domandato ai bambini di confrontarsi su cosa avevano
capito con
Astuto e Furbone, per giungere a raccontarci altre esperienze
“più naturali” in cui a casa o a scuola i bambini
avevano fatto esperienze di aggiungere/togliere e proseguire così
il nostro percorso, non mi sarei accorta della non attendibilità
del feedback di Omar. Durante il tempo a sua disposizione per
scrivere, “probabilmente” Omar ha ritenuto la sua
abilità nell’utilizzare il codice scritto non adeguata
a quanto gli era richiesto ed ha risolto a modo suo la difficoltà.
Anni fa, quando usavo prove di verifica cosiddette oggettive per
considerarle attendibili ero molto attenta alle condizioni, alle
modalità di somministrazione e alle abilità che
le prove presupponevano, ma ero comunque aperta alla possibilità
che, al di là di quanto potevo controllare, intervenissero
variabili che rendessero i dati raccolti non utili alla riflessione
valutativa ed alla conseguente ri-programmazione.
Raccogliere dati con strumenti diversi rende la valutazione più
consapevole ed efficace. Mi piace chiedere feedback ai bambini
perché le loro produzioni (orali, scritte,…) contengono
sempre informazioni significative sul percorso di apprendimento-insegnamento
e mi aiutano a capire se riesco a facilitare il capire dei bambini,
la loro autonomia ( soprattutto di pensiero) ed il loro coraggio,
ponendo domande oneste e vere che favoriscano la loro voglia di
scoperta e li educhino a negoziare i significati senza timore
di sbagliare. Penso poi che dare e ricevere feedback aiuti i bambini
a divenire più partecipi e responsabili di ciò che
si progetta e si fa in classe.
Forse per poter valutare tenendo conto del sapere, del saper fare,
del saper essere mi è necessario consapevolizzarmi maggiormente
sulla non oggettività della mia valutazione e sulla non
oggettività dei dati raccolti.
Perché se è importante raccogliere dati con modalità
diverse e confrontarli fra loro èper me importante farlo
considerando i dati raccolti come indicatori diprobabilità
e non di certezza.