Quella sua idea che le cose bisogna capirle,aggiustarle,che il mondo è malfatto e che a tutti
interessa cambiarlo...Ma io sapevo che soltanto le stagioni contano...(Pavese,La luna e i falò)
Chi ha detto che solo nelle città dilagano la droga e la disgregazione? Conosco almeno
due tipi di droga pesante diffusa anche tra la gente di campagna,soprattutto tra i giovani.
Il primo è l'ASCISC,l'Assenza di Stimoli Culturali Immuni da Spirito Consumistico:
dà assuefazione perché rende incapaci di ribellarsi,e addirittura di accorgersi ancora di
questo vuoto,di questa penuria organizzata,questa miseria spirituale: la terribile scarsità
di strutture iniziative socialità,che non siano solo merci sul mercato dell'alienazione o
sporadici palliativi staccati da ogni contesto di comunità e convivialità.
Soprattutto nei piccoli centri mancano spesso anche cose modeste come l'occasione di
un buon film,una gita,un gruppo teatrale o musicale,un centro d'incontro giovanile,ecc.
La seconda droga che sta contagiando anche le zone rurali è la COCAINA,ovvero la
Coscienza Arresa all'Infelicità,insieme a Lucida Sorella Disperazione: quest'ultima è
una sostanza da élite,roba da esteti decadenti e ombrosi,solitari poeti-contadini.
Pasolini dice che "la droga è figlia della mancanza di cultura" (Scritti corsari),e che
"al raffinato e al sottoproletario spetta / la stessa ordinazione gerarchica / dei sentimenti:
entrambi fuori della storia, / in un mondo che non ha altri varchi / che verso il sesso e
il cuore" (La religione del mio tempo): l'energia vitale è tutta convogliata nell'angosciosa
contemplazione della terra desolata. Il tossicomane della depressione fugge a volte le luci
della città,sparse dalla nera mano del Capitale,per quelle della campagna: poche lucciole
superstiti,patetici lampioni lungo le provinciali,rari fari di auto.
Dai casolari non ancora spenti,il bagliore fluorescente della televisione. E se al fondo
delle borgate fantasma appare un'aia animata da un gioco di bocce,un'osteria con un coro
di vecchi,un falò,non fanno che crescere lo sgomento per la vertiginosa irreparabilità di
tutto: non sono che irrisori indizi,allusioni a ben altre vite possibili ma eluse,negate.
Ma anche di un mondo così impoverito,così malfatto ,e così difficile da cambiare, non ci
si può saziare: Non ci si può saziare del mondo, / Mehmet,non ci si può saziare…
Morirò nel paese dei miei sogni. (N.Hikmet)
Anch'io,come Guido Ceronetti,vorrò per epitaffio il Baudelaire del Rève d'un curieux:
"Beh,tutto qui? Il sipario era alzato / e io aspettavo ancora".