“La
vocazione produttiva delle ricche terre del braidese fanno di
Bra, per la sua posizione baricentrica rispetto ai territori di
produzione, uno dei centri di maggior rilievo all’interno
del panorama agricolo regionale: importante per i suoi vitelli
da carne, la tradizione dell’orticoltura,…
Per la sua posizione baricentrica tra le colline di Langa e Roero
e le fertili pianure del cuneese, Bra è da sempre importante
luogo di scambi e commerci, alimentati fin dai tempi più
remoti dalla ricca compravendita di vini e di formaggi d’alpeggio…
Il boom economico porta un nuovo e radicale stravolgimento nella
struttura economica: l’industria pesante si afferma in maniera
decisa ed anche le industrie braidesi mutano le loro vocazioni,
indirizzandosi decisamente verso attività legate alla lavorazione
delle materie plastiche ed alla meccanica pesante…
La Bra del terzo millennio si presenta con un volto ancora differente.
La fortunata congiuntura turistico-commerciale che ha interessato
il Piemonte meridionale negli anni ’ 90 consente all’economia
braidese di mutare nuovamente aspetto e di indirizzarsi verso
un terziario avanzato che coniuga le esigenze dei tempi moderni
con il rispetto e la valorizzazione delle tradizioni.
Bra è oggi sede di importanti rassegne e manifestazioni,
di associazioni di rilievo nazionale ed internazionale, di un
caratteristico commercio che ritorna a privilegiare la ricca produzione
enologica e gastronomica di queste terre.
Il costante sviluppo demografico ed un reddito pro-capite superiore
alla media nazionale fanno di Bra una delle città di rilievo
nell'ambito del panorama sud piemontese"...
La
presentazione-descrizione di Bra, tratta dalle pagine del sito
web del Comune, fa intravedere chiaramente una motivata proiezione
futura che pone al centro il turismo.
Da un punto di vista globale potremmo dire che il flusso evolutivo
della città sta realizzando un naturale riequilibrio-territoriale;
le attuali attività produttive - industriali saranno sempre
più compatibili con l’ambiente e si incentiverà
ancor più l’agricoltura, il turismo,... per far si
che il braidese diventi un centro europeo e nazionale dell’
alimentazione, ma non solo.
A
fronte del predetto diviene difficile comprendere come sia possibile
concepire, ipotizzare la realizzazione di un termovalorizzatore
-termodistruttore di rifiuti proprio in questo territorio.
A prima vista pensare d'insediare nel braidese un ciclopico o
piccolo termovalorizzatore, che si spera solo ipotizzato nella
sostanza quanto nella forma, significa voler contraddire pesantemente
"la costante crescita delle attività terziarie, prevalentemente
indotte nei settori del turismo e della ricettività, comporteranno
ancora ulteriori cambiamenti nello spaccato socio-economico braidese
nei prossimi anni"(www.comune.bra.cn.it/citta/economia.htm
Forse
che “gli ulteriori cambiamenti” stanno ad indicare
che si vuole sostituire il simbolo della città, la Zizzola,
con una bella ciminiera e che invece della chiocciola dello Slow
Food si vuole un CDR (Composto Di Rifiuti)?
I rifiuti ci sono e bisogna gestirli,ma pubblicare in queste settimane
solo le tabelle sulla Raccolta Differenziata (RD) della zona può
essere fuorviante; perchè non si pubblicano anche i dati
dell'inquinamento atmosferico e della loro relativa incidenza
in campo sanitario?Oppure i dati dei flussi turistici?Degli allevamenti?Delle
produzioni agricole?…
La
gestione dei rifiuti si può affrontare in modo parziale
o globale, come ogni fenomeno umano.
La nostra è una Società della Informazione e necessita
di una vasta comprensione scientifica verificata da un ampio dialogo
tra i cittadini e le amministrazioni.
Molte delle diseconomie contemporanee - ad esempio i troppi rifiuti
- vengono infatti a dipendere da una logica settoriale che non
è più capace di prendere in considerazione la globalità
dei problemi e quindi non riesce a sviluppare quelle metodologie
di PROBLEM SAVING tese ad evitare i problemi economici, ecologici,
sociali e del lavoro, ecc... limitandosi ad una risoluzione parziale
e tecnologica delle problematiche contemporanee, spesso con il
risultato di risolvere solo alcuni problemi, mentre al contempo
da ogni problema parzialmente risolto viene a generarsi a cascata
una serie di altri che risultano in gran parte irresolubili nel
quadro di una gestione delle conoscenze solo di tipo specialistico.
La situazione della gestione dei rifiuti è simile a quando
ci si trova in mano una matassa di filo annodata in molteplici
punti, così che per scioglierne uno se ne avvinghiano molti
altri.
Ai giorni nostri , era della economia della conoscenza, è
un po’ provinciale dare soluzione alla mole di rifiuti prodotta
iniziando dall’effetto e non dalla causa. La causa principale
dei rifiuti sono gli eccessivi imballaggi.Il primo obiettivo della
legge non e' riciclare, ma ridurre la produzione del rifiuto:
l'imballaggio e' il business del secolo?
Solo nel quadro di un sapere vastamente condiviso, su questo ed
altri problemi, ci potra' essere l'antidoto principale di ogni
degenerazione contemporanea della globalizzazione.
Il BUSINESS ETHICS e l’extended enterprises - contribuire
allo sviluppo territoriale in un'ottica transnazionale –
sono realtà in molte parti della nazione e del mondo. (cfr.
Sabaf-Spa)
In Svizzera e Germania, in merito ai rifiuti, si adottano sistemi
semplici e funzionali che presuppongono un senso civico spiccato.
Da noi anziche' dare salate sanzioni a chi non applica il Decreto
Ronchi si procede per deroghe, eppure c'e' una legge europea che
per il rispetto dell'ambiente obbliga a ridurre al massimo i rifiuti
che finiscono negli inceneritori e in discarica.
Basterebbe adottare un sistema semplice: quello svizzero, il costo
dello smaltimento del rifiuto non riciclabile viene coperto con
la tassa sul sacco, pagata dai cittadini semplicemente acquistando
un sacchetto.
A
Torre Boldone in provincia di Bergamo l'acquisto del sacco riesce
a coprire i costi di smaltimento. Non e' un caso se nella gran
parte della provincia Bergamasca il 70 per cento del rifiuto diventa
una risorsa da riciclare. Inoltre una novita' per ridurre il rifiuto
e' il dispenser viaggiante che porta sotto casa i detersivi, ecc…
alla spina.Il dispenser viaggiante che distribuisce porta a porta
diversi prodotti, riempiendo le ricariche, e' una invenzione della
ditta di detersivi Allegrini di Bergamo. Il sistema di distribuzione
si chiama "Casa Quick".
La Faber-Ambiente ha messo a punto il sistema SMART REC - compattamento
dei rifiuti,infatti vi è un notevole vantaggio nel ridurre
i volumi dei materiali raccolti con la Raccolta Differenziata
(RD) poiché il vero fattore di costo, nella gestione dei
rifiuti, è il volume, molto più del peso. In termini
di costo, tale vantaggio è ancora più rilevante
perché i costi di svuotamento e trasporto della RD sono
molto più elevati di quelli dei rifiuti non differenziati,
in quanto la RD richiede trasporti specifici di un materiale alla
volta, con mezzi che devono essere sempre ripuliti, con siti di
accumulo delle varie frazioni a volte molto lontani, etc. Tale
valore è destinato ad incrementare, e di molto, date le
prescrizioni della Legge “Ronchi” dal 2000, la necessità
di calcolare nei costi di discarica la successiva bonifica dei
siti, e la tendenza legislativa ad applicare sovrattasse di discarica
ai Comuni che non raggiungessero le elevate aliquote di RD imposte
per Legge. Ma con bassi valori del costo di discarica e con alti
valori del costo di prelievo e trasporto della RD , però,
il risultato netto è che la RD, imposta per legge oltre
che sempre più richiesta dai cittadini, può addirittura
generare un aumento totale dei costi del servizio. Applicando,
invece, i pre-compattatori che riducono sia gli svuotamenti che
i trasporti della RD, si genera, finalmente, una immediata riduzione
del costo del servizio . Tale riduzione cresce con il crescere
della resa in RD. In sintesi, all’obiettivo di legge del
35% di resa della RD, si ottengono risparmi del 40% rispetto alla
RD tradizionale. Secondo la Faber-Ambiente con incentivazione,
pre-cernita e pre-compattazione si possono anche risparmiare oltre
75 euro-anno per famiglia, ovvero circa 450 milioni di vecchie
lire all’anno ogni 10.000 abitanti.
Un termovalorizzatore-termodistruttore di rifiuti ha costi esorbitanti,
decine e decine di miliardi (cfr.www.termotrezzo.it), perché
non investire gli stessi soldi in modo più creativo e risolutivo
del problema rifiuti?