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a cura del dott. Gianni Rinaudo
Aderente a GLOBAL TRIUNITY

 

 

 

 

PROGETTO PER SPECIFICO TERRITORIO.
"IL LABIRINTO DELLA MEDICINA, PERCORSI EDUCATIVI PER NON PERDERSI".

 

 

di Gianni Rinaudo


 

Introduzione


Cap.1 Da una situazione problematica alla definizione dell'ipotesi


Cap.2 Definire i termini dell'ipotesi per progettare percorsi d'educazione alla salute


Cap.3 Conoscere lo stato di salute dei cittadini di uno specifico territorio


Cap.4 Identificazione e valutazione delle risorse e degli ostacoli


Appendice


Cap.5 Gli obiettivi: sceglierli, gestirli.


Cap.6 I contenuti, i metodi e le tecniche per il progetto territoriale integrato che promuove la salute dei cittadini


Cap.7 Cosa e come valutare il progetto territoriale integrato per la promozione della salute


Conclusione


Bibliografia citata


Bibliografia consultata

 

INTRODUZIONE

L'uomo è affascinato da tutto ciò che è nuovo, ma il suo pensiero si modifica meno velocemente della realtà che lo circonda: i grossi cambiamenti gli costano fatica.
A livello istituzionale, ciò comporta che ogni innovazione richieda tempi molto lunghi ed enormi investimenti anche a livello di energia psichica. Ne discendono istituzioni che, schiave dell'abitudine e della tradizione, perdono in pochi anni le chiavi del mondo che le circonda.
Da qualche decennio, una o più identità patologiche nuove sono descritte ogni mese. Un medico che abbia discusso la sua tesi nel 1968 e non abbia successivamente aggiornato le sue conoscenze, sarà all'oscuro di un gran numero di malattie tra le quali alcune con complicazioni concettuali e terapeutiche importanti (J. Dormont e Y.F. Del Frassi, 1991).
La scoperta di nuove malattie, le più diverse, è in stretto rapporto con una quantità enorme di supporti medici forniti al mercato. Nonostante ciò, rispetto al passato, maggiore diventa la richiesta di salute, cura, guarigione.
L'idea, che si possa ridurre la "malattia" espandendo tali supporti si è rilevata illusoria. Il Governo Italiano per ridurre i costi della spesa sanitaria ha approntato Leggi di Riforma che hanno mutato il fulcro organizzativo del Servizio Sanitario Nazionale (S.S.N.). Con l'entrata in vigore del D.L. 502/1992 è venuta infatti a spezzarsi quella identità tra soggetto detentore dei fondi e soggetto produttore, tendenzialmente esclusivo, dei servizi che aveva caratterizzato la legge istitutiva del S.S.N. (L. 833/1978). Una circostanza che aveva portato l'unico soggetto ad utilizzare i fondi più per automantenersi che per produrre servizi migliori a migliori costi. Così, si era finito per pagare l'organizzazione, non il prodotto. La riforma del S.S.N. ha creato "un sistema misto nel quale gli erogatori competono per fornire servizi ai committenti", introducendo il principio della libertà di scelta dell'assistito tra pubblico e privato su un piano di "par condicio".
L'obiettivo perseguito è quello di favorire l'instaurarsi di un regime di concorrenza tra strutture pubbliche e private - logica conseguenza dell'aziendalizzazione - attraverso il quale risulti più agevole il processo di miglioramento dell'efficienza ed economicità del S.S.N.
Le strutture sanitarie private non sono più considerate in un'ottica di sussidiarietà rispetto a quelle pubbliche, ma come una possibile alternativa a queste ultime se ed in quanto dotate, sulla base di quanto disposto dall'art. 8 del D.L. 502/1992, dai requisiti tecnologici, strutturali, professionali e organizzativi minimi richiesti per l'esercizio dell'attività sanitaria.
Educare alla salute, in un contesto medico così variegato, diventa essenziale ed indispensabile per preparare l'utente del S.S.N. a rispondere ai suoi bisogni di cura e guarigione. Il cittadino sempre più deve essere in grado di districarsi tra le innumerevoli offerte pubbliche e private.
Scopo dell'educazione alla salute sarà aiutare le persone singole e la comunità locale nel suo complesso ad essere sempre più capace di autotutela. Tale sforzo si configurerà come attività permanente di informazione e formazione dei cittadini, teso ad accrescere nei diversi scenari sociali la capacità di autotutela e quella di ricorrere in modo pertinente e critico, ai servizi di etero-tutela, quando le situazioni non siano affrontabili e risolvibili senza l'entrata in campo di potestà politico-istituzionali e di competenze tecnico-professionali (S.Beccastrini e Coll., 1991).
La continua identificazione - con relativa prevenzione e cura - da parte della comunità scientifica di nuove patologie, è indice di situazioni ambientali, alimentari e relazionali condizionate da squilibri entropici che, troppo spesso, allontanano il benessere e riducono la qualità della vita. L'aumento poi della spesa sanitaria della collettività impone un'attenta valutazione delle strategie utilizzate fino ad oggi. Le numerose misure recentemente adottate dagli stati dell'Europa, nel quadro della loro politica sanitaria, sono il riflesso di questa preoccupazione.
In campo sanitario il riorientamento avvenuto in questi ultimi tempi in Europa è caratterizzato dal cedere il passo della medicina terapeutica, alla medicina preventiva e alla educazione alla salute .
Inoltre la medicina che pratichiamo costa cara e non abbiamo più' i mezzi per continuare a pagarla e sovente lascia tutti insoddisfatti: pazienti, medici e governo. Questo vale sia per gli U.S.A che per l'Europa, sebbene ci siano sistemi sanitari diversi, che hanno in comune lo stesso tipo di medicina.
Attualmente ben poco denaro viene investito per la salute: quasi tutto va alla malattia. Se il problema è la medicina per la malattia, la soluzione sarà la medicina per la salute? La medicina per la salute cura le cause della malattia e la previene (H.R.Wulff e Coll.,1995).
Bisogna mettere l'accento sulla salute? Questa ipotesi di soluzione è congruente ed attraente.
Perchè le autorità non la mettono in pratica?
Perchè fanno addirittura il contrario?
Forse che i due protagonisti del sistema, medico e paziente, hanno accettato di diventare spettatori delegando il loro potere?
Il paziente ha ceduto il potere finanziario agli enti di assistenza, in nome della sicurezza ed il medico ha ceduto il potere terapeutico alle istituzioni, in nome della protezione?
Questa sicurezza e questa protezione appartengono alla sfera del reale o sono miraggi? Considerarli realtà esercita un effetto perverso: gli attori diventano spettatori, prigionieri di un sistema finalizzato alla malattia. Visto che questo sistema permane e che pazienti, medici e governi sono insoddisfatti, ci sarà qualcuno che è contento.
Chi ha creato questo sistema e lo mantiene in vigore?
Bisogna che i due principali protagonisti del sistema medico e paziente, riprendano il rispettivo potere: il paziente il potere finanziario, il medico quello terapeutico. Chi ha maggiori possibilità di cambiare le cose è il paziente, colui che domanda, la ragion d'essere del sistema. Riuscirà ad impadronirsi del suo ruolo e a riprendere il potere sulla salute ed esercitare la sovranità che gli spetta? Il medico riconoscerà il ruolo del cliente e l'aiuterà ad esercitarlo? Solo così si potrà osservare, documentare, riflettere e comunicare sull' auto-salute (G. Lanctot, 1998).
L' educazione alla salute può diventare una risposta adeguata a questi interrogativi. La progettazione territoriale di percorsi, per categorie specifiche o per tutti, per la promozione alla salute dovrà realizzarsi attraverso modelli di ricerca, tra i quali la ricerca-azione, che cerchino di definire sia eventuali tappe sequenziali che reticoli organizzativi, mappe concettuali, ecc.
Questa ricerca vuole provvisoriamente individuare i problemi di salute pubblica e di definire ipotesi di soluzione, a livello territoriale: " il Dipartimento di Prevenzione dell' A.S.L., il Medico di base e la Scuola, integrando la loro azione continuativa, possono contribuire al benessere ed alla qualità della vita dei cittadini del territorio in cui operano, solo attraverso percorsi educativi condivisi" (cap.1°); di identificare i soggetti ed i concetti (integrazione, educazione, azione continuativa, ecc. che interagendo rendono possibile la sistematizzazione della progettazione di percorsi di educazione alla salute (cap.2); di individuare strategie atte ad analizzare qualitativamente e quantitativamente i bisogni, in termine di educazione alla salute, di uno specifico territorio (cap 3°); di individuare strumenti e risorse (conoscenze, competenze, ambiente, risorse educative, servizi amministrativi, leggi specifiche, ecc.) che favoriscano il perseguimento a livello territoriale degli obiettivi di educazione alla salute e gli ostacoli che rendono difficoltoso il progettuale percorso educativo (cap.4°); di definire scegliere, perseguire, verificare e valutare gli obiettivi progettati: co-scegliere le mete-obiettivo, a livelli e settori interni ed esterni del progetto, è già promuovere la salute dei cittadini, siano essi prestatori od utenti del progetto, dei percorsi d'educazione alla salute (cap.5°); di definire i contenuti, i metodi e le tecniche del progetto territoriale per la promozione della salute considerando diversi orientamenti (cap.6°); di valutare i percorsi progettuali proposti (cap. 7°).

 

PRIMO CAPITOLO
DA UNA SITUAZIONE PROBLEMATICA ALLA DEFINIZIONE DELL' IPOTESI.

Gli squilibri del vivere umano cronosferico, ci interrogano sulle possibilità reali d'educare l'umanità contemporanea alla tutela della propria salute.
Per educare alla salute in modo efficace è utile, attraverso le categorie circostanziali - quando, che, dove, con quali azioni, con quali strumenti, come, con quali risorse qualitative e quantitative, per quali assiomi, principi, motivazioni, per raggiungere quali risultati (De Gregori, 1979) - costruire percorsi educativi per auto-tutelare la salute, considerando che la medicina contemporanea (ufficiale e non) ed il S.S.N. appaiono come un intricato labirinto in cui è difficile muoversi per prevenire e curare le malattie.
Dall'osservazione di quanto nelle diverse A.S.L. (Azienda Sanitaria Locale) si attua per l'educazione alla salute, si può concludere che non si ritiene prioritario promuovere iniziative pedagogiche rivolte alla conservazione della salute, anche se le leggi di riforma del S.S.N., considerano l'educazione alla salute aspetto primario. Negli ultimi decreti di Riforma non viene più citata l'educazione alla salute (Legge 833 art.14), ma con il D.L. 229/1999, vengono istituiti i dipartimenti dei prevenzione (D.L. 229/1999 art.7bis, ter, quater, octies ).
Il Dipartimento di Prevenzione è struttura operativa dell'Azienda U.S.L., istituita ed organizzata da ciascuna regione allo scopo di:
- garantire la tutela della salute collettiva;
- perseguire obiettivi di promozione alla salute;
- agire per la prevenzione delle malattie e delle disabilità;
- operare per il miglioramento della qualità della vita.
A tal fine il Dipartimento di Prevenzione promuove azioni volte ad individuare e rimuovere le cause di nocività e malattia di origine ambientale, umana ed animale garantendo diverse funzioni di prevenzione collettiva e sanità pubblica tra cui l'attività di promozione della salute e di prevenzione delle malattie cronico-degenerative in collaborazione con gli altri servizi e dipartimenti aziendali.
Nello svolgere le sue funzioni il Dipartimento di Prevenzione promuove iniziative coordinate con i distretti, con i dipartimenti dell'A.S.L. e delle aziende ospedaliere.
Il Dipartimento di Prevenzione ha autonomia organizzativa e contabile ed è organizzato in centri di costo e di responsabilità. Il Direttore del dipartimento è scelto dal direttore generale tra i dirigenti con almeno cinque anni di anzianità di funzione e risponde alla direzione dell'A.S.L. del perseguimento degli obiettivi aziendali dell'assetto organizzativo e della gestione, in relazione alle risorse assegnate.
Nell'art. 7 bis, ter, quater, quinquies, sexies, septies, octies del D.L. 229/1999, il concetto "tutela della salute" compare ben quattro volte; due volte è citata la "promozione della salute", come obiettivo da perseguire ed attività da svolgere da parte del dipartimento di prevenzione, per migliorare la qualità della vita.
Appare evidente il salto di qualità fatto dal punto di vista legislativo: il D.L. 229/1999 concretizza la legge 833 del 1978.
L'applicazione della 833 in tema d'educazione alla salute ha avuto all'inizio della sua emanazione uno sviluppo entusiastico. Oggi, a distanza di due decenni, l'educazione alla salute segna il passo, anche se numerose iniziative in tal senso vengono promosse a livelli diversi.
Quale potrà essere nel prossimo futuro lo sviluppo dell'educazione alla salute con l'istituzione del Dipartimento di Prevenzione ?
La promozione e la tutela della salute in che modo verranno attuate dai dipartimenti di prevenzione che concretizzeranno nel territorio di loro competenza l'educazione alla salute?
Ad oggi tutte le A.S.L. hanno prodotto la loro Carta dei Servizi divulgandola tra gli abitanti del loro territorio, al fine di permettere agli utenti d'orientarsi nei servizi dell'A.S.L..
Da parte di alcune A.S.L. vengono pubblicate riviste finalizzate a promuovere una corretta informazione alimentare. Prolificano iniziative sull'alimentazione, sulle tossicodipendenze, ecc.
I media producono quotidianamente o settimanalmente programmi orientativi in tema di salute.
Istituzioni universitarie e territoriali attivano corsi di formazione per insegnanti e formatori.
Molte iniziative, ma chi le documenta? Chi si occupa di far circolare la documentazione?
La Scuola nei diversi gradi dell'istruzione ha operato nel tema in questione, quasi sempre isolatamente senza coinvolgere gli altri soggetti istituzionali del territorio in cui è inserita; sovente ha progettato e realizzato come unico referente istituzionale ineducazione alla salute. La sua azione è stata però, continuativa.
In molti Circoli didattici, Scuole medie inferiori e Scuole medie superiori, gli insegnanti referenti all'educazione alla salute, con la loro azione continuativa hanno stimolato l'attivazione di percorsi educativi favorevoli alla promozione di un ambiente educativo basato sul benessere. Le attività teatrali, i laboratori di lettura, la formazione dei genitori, ecc., sono attività nate da progetti di educazione alla salute. Nella scuola, l'attenzione ad una progettualità continuativa ha permesso, anche tramite la direttiva del Ministro della Pubblica Istruzione del 23 settembre 1996 n.600, d'individuare la necessità di valutare gli interventi precedentemente attivati (il Progetto Arcobaleno per la scuola materna, Progetto Giovani 2000 e Attività giovanili, Centri di informazione e consulenza, il Progetto genitori, corsi di aggiornamento per i Docenti della scuola dell'obbligo).
La circolare n.9454/A.1 del 9 dicembre 1999 del Ministero della Pubblica Istruzione che esplicita la direttiva ministeriale n. 292 del 3 dicembre 1999 considera centrale che i progetti di educazione alla salute si realizzino in modo continuativo e strutturale attraverso programmi che si avvalgono degli strumenti ordinari dell'attività scolastica e mediante un'azione concertata e condivisa con le agenzie socio-sanitarie del territorio. Questi elementi devono essere considerati nei diversi progetti che la circolare elenca: Progetto studentesse e studenti; centri d'informazione e consulenza; Progetto famiglia; Progetto formazione; Programma di ricerca e intervento per prevenire e ridurre fenomeni di dipendenza, devianza e psicopatologia nella scuola; Progetto finalizzato a stimolare gli adolescenti a rimuovere comportamenti a rischio mediante l'uso di nuove tecnologie della comunicazione; Prevenzione primaria delle tossicodipendenze. Alle scuole compete la traduzione di queste proposte in un progetto educativo-didattico adeguato alle esigenze locali e alle risorse disponibili e condiviso con altri soggetti significativi, istituzionali e del privato sociale, presenti sul territorio.
Questi progetti devono coinvolgere gli Organi Collegiali delle scuole di ogni ordine e grado, nell'esercizio dell'autonomia, promuovendo il più' ampio coinvolgimento degli alunni e delle loro famiglie.
I progetti devono contenere i seguenti elementi:
- individuazione e analisi dei bisogni formativi degli studenti, anche secondo un criterio di valorizzazione delle diversità di genere, di cultura, di competenze;
- essere esplicitati anche in termini operativi;
- identificazione di specifiche tematiche connesse ai problemi della salute, che tengano conto delle direttive e degli orientamenti dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, del Consiglio d'Europa e dell'Unione Europea, da approfondire nell'ambito delle diverse discipline d'insegnamento e delle attività extra-curriculari;
- le risorse professionali da utilizzare;
- le metodologie di lavoro;
- i tempi di svolgimento delle attività;
- le modalità e gli strumenti di verifica e di valutazione;
- il preventivo di spesa.
L' istituzione scolastica dovrà attivare percorsi ed obiettivi continuativi a cui secondo la direttiva ministeriale 292/1999 possono fare riferimento numerosi cittadini. Nella circolare si fa, inoltre, esplicito riferimento alla necessità di coinvolgere gli altri "soggetti significativi" anche, ma non solo, l'A.S.L.. Sinora infatti sistematici e olistici percorsi educativi territoriali, finalizzati alla conversazione della salute della popolazione non trovano riscontro nelle azioni dei diversi sistemi sociali (Gandolfo, Bruera, 1984) che interagiscono tra loro per promuovere il benessere e la qualità della vita dei cittadini.
La relazione tra A.S.L. e Istituzione scolastica non ha quasi mai presentato caratteristiche d'integrazione. I due enti svolgono le loro specifiche funzioni stabilendo relazioni per quanto concerne vaccinazioni o interventi profilattici in particolari situazioni di emergenza e realizzano interventi informativi, che coinvolgono i professionisti dei due soggetti istituzionali. Progetti d'educazione alla salute, adeguati alle esigenze locali, condivisi da Scuola e Sanità, sono difficilmente collocabili nello spazio e nel tempo passato. Senz'altro vi sono stati dei tentativi d'integrare l'azione dei due soggetti istituzionali riferiti ad alcuni obiettivi specifici, ma la progettazione continuativa di percorsi educativi per accrescere il benessere e la qualità della vita dei cittadini non è ancora un modo usuale di procedere nel nostro territorio nazionale.
Un progetto d'educazione alla salute, di prevenzione primaria o secondaria, inserito in uno specifico ambito territoriale e integrato tra Scuola ed A.S.L. non può non avere nei suoi attori principali gli insegnanti ed i medici . Nell'istituzione scolastica l'insegnante ha un rapporto continuo nel tempo con un numero definito di alunni e di famiglie. Nell'A.S.L. chi svolge un'azione continuativa, molto più duratura nel tempo di quella della scuola nei confronti dei cittadini, è il medico di base, il medico di famiglia.
Quindi non è possibile parlare concretamente di percorsi educativi territoriali di educazione alla salute ignorando il contributo del medico di base. Nell'A.S.L. vi dovrebbe essere stretta relazione tra Dipartimento di Prevenzione e l'assistenza sanitaria territoriale. In concreto i medici di base sono maggiormente relati con l'assistenza ospedaliera. Il modello organizzativo dell'A.S.L., attualmente, eroga l'assistenza sanitaria attraverso i distretti sanitari di base, i dipartimenti di prevenzione, i presidi ospedalieri.
Stabilire una stretta sinergia tra queste tre strutture produrrà risultati funzionali alla tutela e promozione della salute dei cittadini.
Se oggi i medici di base sono maggiormente relati con i presidi ospedalieri e le aziende ospedaliere è perchè sono soprattutto proiettati sulla "cura" e non sulla "prevenzione". Ma questo non esclude, e lo spirito del D.L.: 229 lo conferma, che lo sguardo del medico di base debba volgersi in egual modo al Dipartimento di prevenzione ed ai presidi ospedalieri. Si tratterà, e si tratta già ora nella forma, di una svolta epocale.
Il Dipartimento di prevenzione promuove salute oltre che tutelarla, quindi il S.S.N. non sarà solo più' orientato a guarire, curare, ma soprattutto a prevenire. "La prevenzione deve avere grande diffusione trasformandosi di volta in volta in progetto educativo sin dalla scuola materna, in campagna pubblicitaria, in interventi diretti sulla qualità degli alimenti, delle acque, dell'aria, del lavoro manuale. Solo prevenendo si risparmia denaro"(Cornaglia Ferraris, 1999).
Quale può esser il ruolo del medico di famiglia nei percorsi educativo-territoriali per "l' educazione" alla salute, dei cittadini?
Gli insegnanti non possono avere da soli le carte in regola per attivare correttamente e compiutamente percorsi di educazione alla salute anche se l'art. 104 del D.P.R. 309190, ora ribadito dalla Legge 45199, affida al Ministero della Pubblica Istruzione ed alla Scuola due funzioni principali in ordine all'educazione alla salute e alla prevenzione delle dipendenze patologiche: quella informativa e quella educativa. Affidare solo alla Scuola l'allestimento di progetti d'educazione alla salute non risponde ad una presa d'atto dell'impossibilità e della capacità del S.S.N. di occuparsi d'educazione alla salute?
I dipartimenti di prevenzione hanno l'obbligo di promuovere salute nel territorio in cui operano, quindi devono poter "coordinare" anche i progetti di educazione alla salute nei diversi ambiti sociali, compresa la scuola.
Per la Teoria dell'Organizzazione Umana (A.R.Muller,1946) la salute è la meta che la medicina deve perseguire in ogni ambiente sociale: familiare, commerciale, produttivo, scolastico, militare, artistico,....
Il medico di base si pone come anello di congiunzione tra il cittadino ed i servizi sanitari. Il medico di famiglia può svolgere, e già sovente svolge, una funzione centrale e proficua non solo nella prevenzione primaria, ma anche nell'educazione alla salute.
I percorsi educativi territoriali che considerano olisticamente tutti gli elementi utili a raggiungere il fine dell'educazione alla salute, non possono non considerare come centrale il rapporto tra medico e paziente, un rapporto che si è un po' deteriorato anche a causa del linguaggio, del livello di comunicazione e di informazione. E' questo un nodo che si scioglierà solamente risolvendo i problemi di comunicazione e di informazione che i due soggetti hanno avuto, hanno e potranno continuare ad avere. Il paziente oggi è maggiormente autonomo ed autodeterminato e sovente s'oppone al paternalismo del medico che non può più decidere per lui. Anche nel Codice Deontologico all'art. 21 si afferma che ogni attività diagnostica e terapeutica non può essere lecitamente intrapresa senza una manifestazione inequivoca della volontà del paziente debitamente informato. le informazioni devono essere fornite dal medico in forma personalizzata e non burocratica.
Per comprendere quanto è fondamentale oggi il comunicare, si è dovuti arrivare al "caso Di Bella" quando la gente ha dimostrato dalla piazza la sfiducia nella medicina ufficiale. Alla fine della sperimentazione della terapia Di Bella si è capito però l'importanza del "consenso informato": metà dei pazienti intervistati in tredici reparti oncologici italiani durante la campagna Di Bella non avevano discusso la terapia con il loro oncologo e quelli che lo avevano fatto, si sono rivelati meno sensibili all'appeal di Di Bella (M. Panara,1999). D'altra parte una delle spiegazioni che si dà al successo delle medicine alternative, alle quali si accostano milioni di italiani, è il colloquio, il tempo che viene dedicato al paziente. Infatti chi pratica medicine non scientifiche, sovente ha la capacità di "ascoltare" il paziente e dedicare più' tempo alla soluzione empirica e suggestivo-magica dei suoi problemi che non sono soltanto organici, ma anche psicologici, esistenziali, familiari e sociali (R. B. Taylor,1997). Il colloquio clinico può essere, allora, il tempo, il luogo e lo strumento che permette al medico, al medico generico, di base o di famiglia, di educare alla salute i suoi pazienti?
Il colloquio clinico, come la conversazione clinica, sono oggi strumenti utilizzati sistematicamente sia per la formazione dell'individuo che dei gruppi. Rappresenta pure un metodo pedagogico (colloquio educativo) corrispondente ad una pedagogia della persuasione e dell'anticostrizione, parimenti distante dall'adultismo e dall'abbandono o da un non sufficiente interessamento (pedagogia non direttiva).
Perchè si possa parlare di vero e proprio metodo del colloquio (educativo) occorre che esso risponda a determinati principi tecnici e a certe condizioni di svolgimento e di attuazione - preparazione del colloquio da parte dell' educatore nel senso che egli deve riepilogare il caso, riflettere sui problemi attuali dell'interlocutore, ricordare il contenuto dei colloqui precedenti, ecc., assunzione di un atteggiamento di partecipazione alla situazione dell'educando per giungere alla vera e propria entropatia; rispetto e lealtà verso l'educando; successione di contenuti che vadano dai meno ai più impegnativi, ... - (Bertolini,1996).
Prendendo in esame l'insieme della popolazione si deve ammettere che sono i giovani studenti a costituire il gruppo di età suscettibile di adattarsi e di rispondere più' facilmente all'educazione alla salute. Questa è anche la ragione per cui il Consiglio d'Europa ha considerato prioritario l'elaborazione di una raccomandazione incentrata sull'educazione alla salute nella scuola. Ma l'educazione alla salute, in quanto tale, concerne i gruppi di tutte le età e costituisce uno degli elementi della formazione continua che è diventata un obiettivo essenziale per tutte le società.
Pur occupandosi la scuola di educazione alla salute non possiamo a priori escludere che altri soggetti altrettanto importanti operino in tal senso. Il medico di base ed il pediatra possono curare per guarire, ma anche istruire, consigliare ed educare, ovvero suscitare atteggiamenti e comportamenti sani basati su conoscenze adeguate. L'insegnante ed il medico di base svolgono la loro professione, in particolare, attraverso il sistema di comunicazione con gli alunni e con il paziente. Il primo si relaziona ad un gruppo, il secondo ad un singolo. Nella scuola si opera quasi esclusivamente con gruppi di scolari; il medico non si relaziona quasi mai con gruppi di suoi pazienti. Sarebbe assurdo pensare che la funzione dell'educare sia propria della scuola in quanto raggiunge un gruppo e non del medico in quanto si avvale principalmente di un rapporto individuale, con i suoi "clienti". Nel gruppo poi l'attenzione è rivolta anche ad ogni singolo componente. L'educazione è un' arte che a volte gli stessi insegnanti non hanno, e sta al di là dell'individuo e del gruppo ed è possibile ad ogni età.
Progettare percorsi educativi alla salute comporta, in un determinato territorio, A.S.L. o Distretto Sanitario di base, lo integrare l'azione preventiva esplicita ed implicita dei diversi "soggetti significativi" che operano nella realtà. L'integrazione non è un fenomeno naturale o spontaneo, ma il risultato di un processo culturale che va , provocato, organizzato, realizzato e documentato.
Quindi, il Dipartimento di Prevenzione dell'A.S.L., con il Medico di base e la Scuola, integrando la loro azione continuativa, possono contribuire al benessere ed alla qualità della vita dei cittadini del territorio in cui operano, solo attraverso percorsi educativi condivisi.

 

 

SECONDO CAPITOLO
DEFINIRE I TERMINI DELL'IPOTESI PER PROGETTARE PERCORSI DI EDUCAZIONE ALLA SALUTE.

 

Ogni progetto è un piano d'azione (un'intenzione) che richiede, oltre alla capacità di fare ipotesi sul futuro in base al passato ed al presente e di non cadere in una rigida predeterminazione del percorso, la definizione della terminologia che si utilizza.
Definire i termini è indispensabile, soprattutto quando partecipano alla progettazione professionalità provenienti da specializzazioni particolari. Il termine in senso lato indica una parola particolarmente appropriata a designare un certo concetto (Bertolini, 1996). Proporre la definizione dei diversi concetti dell'ipotesi che si sta sviluppando è voler procedere affinchè i suoi significati siano espliciti e maggiore possa essere la comprensione di ciò che si sta elaborando.
Obiettivo centrale di questa ricerca è definire come integrare l'azione continuativa del dipartimento di prevenzione, del medico di base, della scuola e delle altre agenzie per promuovere la salute dei cittadini di un territorio....
Se l'integrazione è il risultato di un processo culturale, bisogna innanzitutto che i medici e gli insegnanti si interroghino su cosa significhi integrare la loro azione continuativa per educare alla salute i cittadini e di conseguenza riescano a progettare dei percorsi educativi in cui interagiscono diversi sistemi sociali, solitamente anche al loro interno restii all' integrazione tra i diversi livelli che li compongono. Le loro azioni continuative hanno la possibilità di orientare i comportamenti dei clienti di riferimento, infatti sia il medico di base che l'insegnante vivono quotidianamente per diverse ore, con i loro clienti stabilendo relazioni costanti nel tempo; i docenti più' dei sanitari , inoltre, vivono con i loro "utenti" una relazione maggiormente densa anche se limitata a particolari periodi della vita dei loro alunni.
Azione continuativa dell'insegnante sarà mediare le istanze dei programmi e partendo da ciò che i ragazzi pensano e conoscono costruire con loro percorsi individuali di conoscenza. Se l'educazione è soprattutto un incontro di un soggetto con un altro (Assagioli, 1973) è importante sia cosa s'insegna che come s'insegna, infatti nella scuola l'educazione, anche l'educazione alla salute, può essere di tipo formale ed informale, teorica e pratica. L'educazione informale a volte, poi, è maggiormente determinata dalle relazioni che i ragazzi ed i giovani hanno con i loro coetanei che dai comportamenti dei loro insegnanti.
Il programma di educazione alla salute " informale " costituisce un' occasione educativa più efficace di qualsiasi circostanza "formale" .
L'educazione di tipo formale è propria dei docenti i quali hanno il compito di programmare informazioni miranti a dare consapevolezza delle responsabilità individuali e sociali e delle possibilità tecniche e politiche di operare trasformazioni finalizzate al progressivo accrescimento di uno stato di benessere per tutti.
L'educazione alla salute permette ai giovani di acquisire atteggiamenti e comportamenti positivi nei confronti della loro salute oltre alla conoscenza e alle capacità necessarie per prendere delle decisioni in tutta libertà.
Il modello da adottare da parte degli insegnanti per realizzare la "educazione alla salute" può essere quello della risoluzione dei problemi, il quale consiste essenzialmente nelle seguenti operazioni:
- traduzione del bisogno in problema;
- diagnosi del problema;
- ricerca e localizzazione delle informazioni;
- adattamento dell'innovazione;
- sperimentazione;
- valutazione della sperimentazione dal punto di vista del soddisfacimento
Il problem solving, ad esempio, in quanto tecnica, è una serie di stadi da superare, ma dal punto di vista epistemologico richiede che gli insegnanti capovolgano il loro modo d'essere nello svolgere la professione docente in ogni ordine di scuola.
Si tratta di progettare e realizzare una scuola centrata sull'alunno. L'alunno diventa il referente ed il criterio dell'elaborazione culturale e pedagogica della scuola e anche della ridefinizione specificatamente professionale dei suoi operatori. La centralità dell'alunno diventa presupposto di una reale efficacia esterna dell'istituzione scolastica, perchè naturalmente si rivolge ai ed interagisce con i diversi contesti di vita e di formazione dell'alunno, la famiglia ed il territorio sociale nel quale vive (Dell'Aquila, 1985). L'assunzione dell'alunno come riferimento reale all'interno della scuola non può essere ritenuto un fatto soggettivistico o meramente volontaristico, diventa reale solo attraverso un processo di profonda ridefinizione professionale degli operatori della scuola, realizzabile non semplicisticamente o illuministicamente, ma attraverso un percorso complesso e a suo modo anche sofisticato, attraverso il quale e grazie al quale le funzioni professionali che si svolgono nella scuola - docente e dirigente - e il modello di scuola nel quale tali funzioni si sono professionalmente definite vengono sottoposte a un cambiamento elaborato e progettato dagli stessi destinatari del cambiamento.
Oggi nel campo dell' educazione alla salute nelle scuole, oltre il programma formale ed il programma informale agisce pure il programma parallelo che è l' insieme dei valori e delle credenze trasmesse dalla famiglia, dalle associazioni e dalla comunità in generale. Infatti i responsabili dell'educazione alla salute vanno ricercati non solo nelle sedi tradizionali, famiglia e scuola, ma in tutti coloro che vengono direttamente o indirettamente rivestiti di funzioni educative o educazionali nel complesso sistema socio-culturale che caratterizza la vita delle nostre collettività. Vi sono responsabili naturali (la famiglia e l'ambiente prossimo) e responsabili delegati (la scuola e le altre agenzie con finalità educative-formative), fortemente recepiti come tali dalla comunità Inoltre uguale responsabilità incombe su operatori di istituzioni o agenzie non sempre coscienti del loro ruolo e non sempre all'altezza della funzione sociale che in realtà esercitano nei confronti della persona e dei gruppi ( mass-media in generale e tutto quell'insieme di agenti socio-culturali - di cui sono parte anche le strutture sanitarie - che nel loro complesso costituiscono quella che viene chiamata anche scuola parallela o scuola alternativa ).
Per opera dei mezzi di comunicazione di massa l'educazione non strutturata in istituzioni preposte specificatamente a questo scopo ha occupato enormi spazi nella società e costringe la scuola a fare i conti con essa. Oggi ci troviamo a vivere in uno spazio di significato che si sovrappone a quello naturale della nostra esistenza materiale: abitiamo un'ecosfera e contemporaneamente una semiosfera, cioè un ambiente denso di significati che si caratterizza per la sua perversità - non se ne può uscire; si tratta di un continuum significativo composto dalle nostre relazioni interpersonali, dai mezzi di comunicazione, dalle informazioni, dalla musica, dai negozi, dalle architetture, dai cibi, dai vestiti, ecc. - tutti questi aspetti dell'esistenza determinano relazioni e producono senso, contribuiscono dunque, in modi diversi e non ancora completamente chiari, a formare la persona.
Chi insegna oggi si trova quindi ad operare nello spazio aperto tra educazione informale e parallela, pervasiva, libera, autodiretta e l'educazione formale, con i suoi spazi ed i suoi tempi, non autonoma, eterodiretta.
L'educazione formale, situata nell'educazione continuativa dell'insegnante con i suoi alunni, in questo periodo si trova ad affrontare quella che sente come una concorrenza da parte di quella informale e parallela.
E' importante che la scuola s'interroghi su questi cambiamenti nel sistema comunicativo ponendosi la domanda: cosa significa prendere atto che tutto il sistema dell'informazione si è modificato? C'è qualcosa di peculiare dell'educazione formale che quella informale e parallela non arriva a dare? Che cosa? E che cosa si può fare per salvare questa specificità?
Come hanno fatto tutti gli altri mezzi quando il sistema è cambiato, anche la scuola deve probabilmente trovare una nuova collocazione nel sistema stesso; in questo modo contribuirà, inoltre, con più incisività, alla promozione della salute dei suoi clienti

L'azione continuativa del medico di famiglia s'innesta nel bisogno pubblico di una cura della salute personale ed è rappresentata dall'assistenza medico generica in cui avvengono: visite mediche ambulatoriali o domiciliari, prescrizioni di farmaci, prescrizioni di visite e prestazioni specialistiche, certificati di riammissione a scuola, certificati di malattia, ecc.
Diversamente dall'insegnante il medico di base proietta la sua azione sull' assistenza sanitaria, svolge compiti burocratici e a prima vista sembra lontano dallo svolgere e poter svolgere un'azione educativa nei confronti dei suoi clienti siano essi giovani od adulti.
In realtà nella relazione medico-cliente (giovane o adulto che sia) c'è la possibilità di stabilire un'eccellente e congruo incontro educativo; a questo forse la gran parte dei medici non è preparato, ma ciò non può escludere che d'incontro ed anche incontro-educativo si tratti. Il verbo incontrare infatti fa riferimento al trovarsi di fronte a qualcuno o a qualcosa che può essere sia ricercato e voluto, sia imprevisto e non voluto. In entrambi i casi esso ha una valenza educativa di notevole importanza (Bertolini, 1996).
I medici di medicina generale sovente segnalano il disagio di trovarsi a trattare non con vere e proprie malattie, ma con segnali, parole, atteggiamenti, comportamenti dei pazienti. Se cercare di curare la paura di essere malati, l'ostinazione di non voler smettere di fumare, l'ambivalenza del volere star meglio senza cambiare realmente nulla nel proprio stile di vita, può essere frustrante, contemporaneamente evidenzia come il medico di base viva una particolare situazione temporale con il suo "paziente" in cui è possibile sistematizzare interventi educativi, d'educazione permanente e degli adulti, e non solo interventi assistenziali. Ogni intervento educativo è volto a fornire alle persone strumenti e mezzi idonei a renderla capace di apprendere durante tutta la vita. L'educazione, tutta compresa, anche quella nei confronti degli adulti, ha come scopo essenziale non la mera trasmissione della cultura tradizionale, ma il potenziamento delle attività creative individuali e la loro miglior utilizzazione.
Educazione delle giovani generazioni, educazione degli adulti, educazione permanente possono diventare il nucleo delle azioni continuative degli insegnanti e dei medici, a condizione che questi riescano a recuperare un modo integrato di vivere e riportarlo nelle loro azioni continuative, nell'ambulatorio, nelle case dei pazienti, a scuola.
L'integrazione è stata giustamente descritta e messa in evidenza come un impulso fondamentale e normale della personalità umana (Assagioli, 1973). Lo sviluppo di una personalità integrata non è prerogativa dell'uomo genio (Jung, 1956), ma di tutti coloro che esercitano una professione finalizzata a creare benessere negli altri. La formazione di una personalità ben organizzata, coesione in un tutto organico di corpo, natura emotiva e mente, fa degli individui ben adattati dentro di sè ed è il frutto non di sviluppo spontaneo, ma il risultato dell'uso di tecniche terapeutiche, educative e formative. In dinamica sociale l'integrazione comporta il considerare l'intervento delle istituzioni o /e delle agenzie come un contributo a rimembrare, secondo un disegno unitario, la frammentarietà delle singole competenze ed attività. Sia gli insegnanti che i medici affrontano il percorso d'integrazione solo grazie alla loro libera iniziativa, perchè i loro corsi di formazione universitaria non li hanno dotati di un tale bagaglio culturale .
La formazione e l'aggiornamento degli operatori della scuola è quasi ininfluente sulla pratica professionale, non serve a ridefinirli professionalmente, sovente veicola l'idea che tale riconversione si è già realizzata, mentre in realtà essa è soltanto presupposta. Il modello formativo di riferimento di questo tipo di formazione e d'aggiornamento presenta un impianto implicito di tipo deduttivo ed una metodologia euristica ed espositiva fondata sull'ipotesi del passaggio dalla teoria alla pratica. Ciò dovrebbe produrre continui cambiamenti, ma il tutto non può essere verificato anche perchè è difficile prevedere una dimostrazione pratica standard (Dell'Aquila, 1998). La formazione del personale medico, essendo la medicina una scienza difficile da apprendere e difficile da insegnare, è complessa e complicata. Oggetto dell' insegnamento è una persona che, attraverso la malattia, manifesta un bisogno o una sofferenza. Le persone non sono mai una uguale all' altra, i bisogni e le malattie sono di conseguenza sempre diversi e si esprimono sempre in modo altrettanto diverso.
Per quanti sforzi siano compiuti per classificare, ordinare e generalizzare, un bravo medico non è colui che sa a memoria tutto quanto è scritto sui libri, ma colui che diventa capace non solo di conoscere ciò che è importante, ma anche di interpretarlo e personalizzarlo su ciascun essere umano. Secondo una ricerca condotta negli USA molti degli universitari che insegnano medicina non hanno la bravura e la competenza che li identifichi "come modelli d'eccellenza" agli occhi degli studenti. Una delle ragioni di tale percezione negativa, da parte di chi apprende, è probabilmente legata a comportamenti che non hanno direttamente a che fare con le qualità tecniche, ma piuttosto con le qualità umane che sono ad esse associate. Infatti, i professori che curano l'insegnamento degli aspetti relazionali con i malati, enfatizzando il contesto psico-sociale nel quale il medico opera ed agisce, sono considerati esempi positivi ai quali riferirsi. In altre parole, da chi impara viene vissuto come un buon modello il medico che conosce bene la propria materia, ma che allo stesso tempo è capace di stare con il cliente facendosi carico del suo fardello di emozioni ( Ferraris-Cornaglia, 2000). Da quanto sopraddetto discende la necessità che l'insegnante ed il medico, si formino ad una comunicazione corretta, efficace e consapevole. Un progetto territoriale che coinvolga a livelli diversi il Dipartimento della prevenzione dell'ASL , il medico di base, la scuola, ecc. dovrà considerare prioritario un percorso formativo per lo sviluppo dell'integrazione negli stessi prestatori e non solo individuare iniziative e programmi per i cosiddetti utenti dell'educazione alla salute.
Comunicare con studenti e genitori, con malati veri e presunti richiede una sensibilità individuale che certamente è dote naturale, ma che dovrebbe anche essere oggetto di specifico apprendimento. Ancora oggi invece la scienza del comunicare in medicina è totalmente ignota e gli stessi insegnanti continuano a porre molta più attenzione a ciò che devono dire che all'arte di ascoltare e di decodificare i messaggi. I criteri con cui vengono selezionati non tengono conto delle competenze relazionali, ma valutano solamente i contenuti e la conoscenza di specifiche discipline che un giorno si andrà ad insegnare.
Numerosi sono i testi autorevoli che sottolineano l'importanza terapeutica della comunicazione, a partire anche dalla specificità della professionalità medica. Acquisire abilità comunicative o abilità di counseling, non significa abdicare al mestiere di medico; non significa rivestire i panni di qualcun' altro, psicologo, psicoanalista o mago che sia. Significa, come fin dall'inizio si è cercato di dire, utilizzare fino in fondo il ruolo di medico, le competenze e le abilità professionali. Anche il medico di base può essere autorevole, se sa utilizzare bene se stesso, il suo mestiere e la sua parola. Se sa comunicare in modo consapevole (Bert e Quadrino,1989).
Nel colloquio-incontro avviene uno scambio comunicativo fra un medico ed un "paziente" caratterizzato da un'istanza di cambiamento. In ogni richiesta del paziente al medico è implicita una richiesta di cambiamento. Il medico che promuove la salute oltre che curare e guarire volutamente e consapevolmente può scegliere di intervenire nel processo decisionale del suo paziente per promuovere un cambiamento con l'obiettivo di un maggior benessere per il paziente stesso. Benessere in questo caso significa salute. L'incontro che viene messo in atto comporta: una relazione complementare (non alla pari, riconosciuta e accettata da entrambi i personaggi); un argomento condiviso (cioè l'accordo, implicito o esplicito, di parlare specificatamente di qualcosa); un riconoscimento di competenza (chi consiglia ha un'autorità riconosciuta da chi viene consigliato).
L'incontro del medico e dell'insegnante con i clienti è un' azione continuativa che può essere tempo e luogo principe d'educazione alla salute se entrambi riusciranno a ridefinire la loro professionalità in base ad un uso corretto della comunicazione. La comunicazione, le cui strutture base sono identiche in ogni ambito esistenziale, puo essere la via per una possibile integrazione, tra l' azione dei medici e degli insegnanti nell'educare alla salute. Non sfugge a questa riflessione la diversità concettuale tra ciò che significa colloquio clinico e l'educazione alla salute in campo medico; il colloquio clinico si situa quasi sempre nella prevenzione secondaria, l'educazione alla salute accanto a quella primaria. Il medico di base agisce poco a livello primario e molto più a livello secondario, ma non possiamo escludere a priori che anche il medico di base possa sostenere, incentivare, promuovere ed educare alla salute, se integrato in una progettazione territoriale , quei ragazzi e giovani che segue come medico di famiglia o pediatra .
Promuovere ed educare alla salute mette in gioco non solo la comunità scolastica e, in particolare, i suoi insegnanti con il servizio medico, ma anche la filosofia e lo stile di vita generale .
"Educare alla salute" si estende alla comunità extra-scolastica e dovrà essere accuratamente coordinato con le politiche sanitarie e sociali locali. Perchè la promozione della salute risulti efficace è assolutamente necessario garantire l'integrazione in tutti gli aspetti della vita quotidiana e adottare misure concernenti non solo i giovani stessi, ma tutta la comunità .
L'educazione alla salute è un progetto che riguarda la vita intera e che non deve considerarsi concluso con l'accesso al mondo adulto. Costruire in modo integrato un percorso d'educazione alla salute, per la popolazione o parte di popolazione, in uno specifico territorio, richiede da parte degli operatori della scuola e della sanità flessibilità, che è uno dei più grandi bisogni delle moderne organizzazioni, ed è strettamente connessa alla capacità di modificarsi non solo nel senso di star dietro ai cambiamenti, ma anche nel senso di saperli gestire e governare. Si potrebbe dire che per le grandi istituzioni sociali moderne l'imperativo è, oggi più che mai, cambiare - fronteggiando le grandi sfide tecnologiche, scientifiche, economiche e culturali - o perire. Nemmeno la scuola e l'A.S.L. possono eludere questa esigenza anche se, non essendo strutture produttive, ma di servizio, non hanno da fronteggiare , almeno in prima battuta, le drammatiche esigenze di sopravvivenza che hanno le aziende a contatto con la dura legge del mercato.
Mentre nelle imprese la crisi si tocca con mano nel venir meno della produzione e delle vendite e dei profitti, la necrosi scolastica si deduce invece dal venir meno dell'interesse degli studenti e dal progressivo distacco e passività che questi sviluppano nei confronti dell'istituzione scolastica.
La necrosi del sistema sanitario nazionale si deduce dal successo delle medicine alternative, alle quali si accostano circa cinque milioni di italiani (Marco Panara, 1999); dalla percezione che la gente ha dello sgretolamento di un rapporto fiduciario tra chi indossa i "camici" e chi invece è destinato solo ad "attendere con pazienza in pantofole e pigiama". Tutto è precipitato con lo scoppio della Tangentopoli sanitaria.
La medicina ufficiale delle mutue e degli ospedali, già lenta, pigra, inefficiente e cialtrona, è stata scoperta anche truffaldina e corrotta. Il rapporto fiduciario che sta alla base della comunicazione tra medico e paziente si è da allora pesantemente incrinato. Sono nati i venditori di aria fritta, è cresciuto il numero dei maghi (sono ben 12 mila) dei liberi pensatori alla Di Bella, qualche volta geni incompresi...... ( Ferraris Cornaglia, 1999).
La perdita di credibilità e affidabilità è molto generalizzata, anche se, per fortuna , non ancora del tutto diffusa, poichè permangono qua e là le sacche di innovazione e creatività.
Chi si occupa di formazione sa che il processo di apprendimento si mette in moto e procede efficacemente solo se quello che si studia appare, ed è, significativo per chi apprende , ovvero se l'allievo trova un senso in quello che impara. Sia la scuola che la sanità , nei loro rispettivi attori resistono al cambiamento necessario che la società impone. Il cambiamento mette di fronte a ciò che è sconosciuto , il quale proprio perchè tale fa paura; il rischio è di continuare a procedere, lavorare, in un impianto legislativo-organizzativo nuovo come il D.L. 229/99 per la sanità' e il D.L. dell' autonomia scolastica senza particolari modifiche sostanziali.
Sia la scuola che la sanità con le loro ultime leggi di riforma possono con più agilità strutturare una progettazione autonoma rispondente ai bisogni della popolazione di riferimento, lavorare in modo integrato.
Struttura privilegiata per procedere in modo integrato nella educazione alla salute e non solo, è, come già affermato nel precedente capitolo, il Dipartimento di prevenzione, istituito con il D.L. 229/99 al fine di concretizzare anche in termini
strutturali ciò che le precedenti leggi di riforma del S.S.N. indicavano solamente nei loro orientamenti. Essendo una struttura dell'ASL opera anche in stretto raccordo con il Direttore Sanitario per l'organizzazione e la promozione, nel territorio di competenza, delle attività di prevenzione collettiva e tutela della salute della popolazione.


Sue specifiche funzioni sono:
1) l'utilizzo delle risorse che dispone attraverso la gestione integrata degli spazi, delle risorse umane e strumentali anche attraverso la sperimentazione e l'adozione di modalità organizzative proprie;
2) garantire l'omogeneità degli interventi di prevenzione;
3) assicurare la qualità e l'efficacia degli interventi di prevenzione.
Il Dipartimento di prevenzione:
- svolge le sue funzioni attraverso la programmazione unitaria delle strategie e degli obiettivi complessivi di prevenzione collettiva e di sanità pubblica;
- garantisce l'omogeneità degli interventi attraverso la promozione di un regolamento di igiene pubblica per tutto il territorio di competenza ;
- omogeneizza i rapporti istituzionali con gli enti titolari di competenza interagenti con il dipartimento;
- si raccorda costantemente con gli enti di gestione presenti sul territorio per realizzare interventi di prevenzione;
- predispone interventi formativi con le associazioni di categoria presenti sul territorio;
- individua i bisogni prioritari di salute che consentono la costruzione di immagini utili alla prevenzione;
- valuta la qualità delle prestazioni effettuate;
- definisce le metodologie di comunicazione nell'ambito della programmazione di campagne per la promozione e l'educazione alla salute;
- forma ed aggiorna il personale per garantire risposte efficaci all'utenza.


Ai quattro servizi (igiene e sanità pubblica, igiene degli alimenti e della nutrizione, prevenzione e sicurezza degli ambienti di lavoro, veterinario) è preposto un dirigente responsabile ed ogni servizio è dotato di un proprio organico di diversi profili professionali. Qualora si presentasse la necessità, aree dipartimentali potranno essere attivate, anche per periodi di tempo limitati su indicazione del direttore di dipartimento.
Particolare rilevanza ha all'interno di questa struttura l'Unità Operativa non Autonoma di Epidemiologia. Il nuovo quadro di riferimento normativo ed il recente processo di "aziendalizzazione" del sistema sanitario fa assumere all'epidemiologia un ruolo importante nella vita delle nuove ASL, in quanto indispensabile alla formazione della base conoscitiva necessaria per una razionale ed equa collocazione delle risorse. La funzione epidemiologica parte essenziale di una rilettura della funzione di prevenzione e della capacità di valutare la qualità, l'efficacia, l'efficienza nell'offerta di prestazione, di prevenzione è lo strumento fondamentale per un'attenta conoscenza dello stato di salute della popolazione anche al fine di una più incisiva programmazione sanitaria.
Sia le singole scuole che l'A.S.L. fruiscono oggi di livelli particolari d' autonomia che possono permettere una più semplificata collaborazione tra le due agenzie territoriali, mirate a perseguire dettagliati percorsi educativi su particolari obiettivi, scelti con il contributo dell'unità operativa di epidemiologia, ma non solo.
La circolare ministeriale 9454/A1 del 9 dicembre 1999 precisa che la direttiva ministeriale 292 del 3 dicembre 1999 invita le scuole ad includere nel loro piano dell'offerta formativa ed ad integrare nel loro territorio gli interventi per l'educazione alla salute.
Il Dipartimento di Prevenzione che si raccorda costantemente con gli enti di gestione presenti sul territorio per realizzare interventi di prevenzione e predisporre interventi formativi con le associazioni di categoria può, diversamente dal passato, progettare, con la scuola, interventi d'educazione alla salute per rispondere meglio ai bisogni di salute del territorio in cui operano.
Più sono chiari i bisogni di salute dei cittadini maggiormente sarà facile attivare un processo di promozione della salute che permetta agli individui ed alle comunità di accrescere il controllo sugli elementi determinanti della salute e quindi incrementare la propria salute. Promuovere salute si configura come concetto unificante per coloro che riconoscono la necessità di cambiare modi e condizioni di vita al fine di vivere meglio. Per la promozione della salute tra i giovani, si rende oggi necessario l'insegnamento delle strategie di vita come abilità generiche correlate alla vita di tutti i giorni: queste potrebbero costituire il fondamento del benessere mentale, di una sana interazione e di un sano comportamento. La ricerca indica che fornire queste abilità, come parte di programmi di strategie di vita ad ampia base, è un approccio efficace all'educazione alla prevenzione primaria.
La scuola, in minima parte è in grado di procedere in tal senso. Qualcosa si sta muovendo. Alcuni istituti sostengono gli insegnanti che studiano e progettano percorsi formativi per "insegnare" gli alunni a "star bene con se stessi e con gli altri nel proprio ambiente".
Star bene con se stessi può significare: conoscere se stessi, autostimarsi, sviluppare l'autonomia, controllare le emozioni, gestire le frustrazioni, avere delle opinioni e dei valori, ecc.
Star bene con gli altri invece significherà: confrontarsi; crescere nella fiducia; imparare a stare in gruppo; collaborare, gestire i conflitti, analizzare i messaggi dei mass-media, ecc.


Le strategie di vita rendono gli individui capaci di tradurre conoscenze, attitudini e valori morali in abilità reali/pratiche cioè "cosa fare e come farlo". Contribuiscono alla percezione dell'auto-efficienza, della fiducia in sè e dell'autostima. Le strategie di vita giocano inoltre un ruolo importante nella promozione del benessere mentale. La promozione del benessere mentale contribuisce alla motivazione di prendersi cura di noi stessi e degli altri, a prevenire disordini mentali e prevenire problemi di salute e di comportamento. Il metodo usato nell'insegnamento delle strategie di vita si fonda sulla conoscenza di come i giovani apprendono dalle proprie esperienze e dalle persone che li circondano, dall'osservazione del comportamento altrui e dalle conseguenze che ne derivano. Per la promozione della salute, l'educazione alle strategie di vita si basa sullo insegnamento di generiche abilità di vita ed include la pratica, l'esercizio delle abilità in rapporto ai problemi seri di salute e di relazione. Le lezioni di strategie di vita dovrebbero essere associate ad informazioni sulla salute ed anche ad altri approcci, come, ad esempio a programmi destinati ad ottenere cambiamenti nei fattori ambientali e sociali che influenzano la salute e lo sviluppo dei giovani.

 

 

TERZO CAPITOLO
CONOSCERE LO STATO DI SALUTE DEI CITTADINI DI UNO SPECIFICO TERRITORIO .

 

Il Dipartimento di Prevenzione è la struttura dell'A.S.L. preposta all'organizzazione ed alla promozione, nel territorio di competenza, delle attività di prevenzione collettiva e tutela della salute della popolazione.
Questa definizione del dipartimento mette in evidenza le sue caratteristiche peculiari; organizzare e promuovere la salute. Ciò lo deve realizzare in coordino con i distretti, i presidi ospedalieri, le aziende ospedaliere, con l'Arpa (agenzie regionali per l'ambiente), gli organismi paritetici previsti dal D.L. 626/94 in materia di prevenzione nei luoghi di lavoro, gli istituti zooprofilattici sperimentali per attività di sanità pubblica veterinaria, ecc. Le singole scuole a loro volta devono, secondo le direttive del M.P.I. a cui spetta l'indicazione delle linee essenziali e dei criteri guida, tradurre i progetti educativi e didattici, adeguati alle esigenze locali, condivisi con altri soggetti significativi in una programmazione unitaria ed integrata al fine di sviluppare i medesimi obiettivi d'educazione alla salute in ambito locale.
E' quindi necessario, per iniziare una progettazione integrata, conoscere e considerare la reale possibilità d'interagire tra l'istituzione sanitaria e scolastica, anche a livello d'orientamento legislativo.
Assodato quindi che - non solo il buon senso e le più moderne teorie dell'organizzazione richiedono l'intervento coordinato ed integrato di tutte le agenzie territoriali utili al raggiungimento delle mete predefinite - anche gli orientamenti legislativi spingono in tale prospettiva, è possibile procedere ad interrogarci su come le due entità possano definire e conoscere i bisogni dei cittadini per quanto riguarda la loro salute.
La prima fase dell'elaborazione progettuale richiede l'identificazione del reale stato di salute di una comunità. Bisogna conoscere quali sono i bisogni identificabili di un territorio nella prospettiva di una nuova cultura della salute.
Sono i bisogni che determinano ogni percorso progettuale.
Se i bisogni sono conosciuti e realmente considerati la riuscita del progetto è senz'altro favorita.
Il termine bisogno indica uno dei fattori di sviluppo più importanti della personalità umana. Segnala la presenza da un lato di una tensione fisica o psichica del soggetto verso qualcosa d'altro; da un altro lato la mancanza o la non completa e insufficiente presenza di questo qualcosa. Vi sono nella storia individuale dei bisogni fondamentali e secondari. I primi di carattere fisiologico e psicologico (come il bisogno di cibo, di riposo, di affetto, di sicurezza, ecc.) vanno assolutamente soddisfatti se si vuole evitare che il soggetto si sviluppi in modo anomalo.
Un'ASL è integrata nel territorio di sua competenza non in quanto presente con i suoi servizi nel modo più diffuso, ma perchè attiva sinergie con le diverse componenti sociali per sviluppare gli obiettivi per i quali esiste.
L'ASL è si un sistema aperto nella direzione della ricerca sanitaria, ma anche verso i reali bisogni della gente, che con le tasse ne permette l'esistenza. La struttura aziendale, applicata all'ASL, non può essere intesa nella sola efficienza economica: risparmiare, guadagnare e far quadrare i bilanci.
La struttura aziendale applicata all'ASL ed alla scuola richiede di per sè la considerazione prioritaria dei bisogni dell'utenza. L'azienda economica di produzione di beni o di servizi, si presenta come un'organizzazione che realizza il suo scopo, il profitto, attraverso il controllo progressivo o almeno indiretto e tendenziale, di tutti gli elementi e i fattori che concorrono al successo contrastando e tendenzialmente annullando i fattori d'insuccesso. Poichè gli elementi più diretti del funzionamento economico sono la domanda di beni e la risposta che si dà ad esso, come produzione e distribuzione, possiamo dire che il funzionamento economico efficace si ha quando l'azienda realizza un buon controllo di questi tre elementi (Dell'Aquila,1998).
Controllo che si ha attraverso il rapporto tra questi tre elementi, realizzato dal lato della domanda, dal consumo, che ha valore di alimentazione per l'intero funzionamento economico e dal lato della offerta, da un controllo del frazionamento del sistema a livello centralizzato, cioè al livello in cui l'azienda assume decisioni. E'in questo tipo di funzionamento, e nelle possibilità di realizzarlo, che risiede in grande misura l'efficacia dell'azienda. Prendiamo ad esempio il primo degli elementi considerati: la domanda dei beni (nella nostra questione potremmo definirla domanda di salute, di benessere). L'azienda deve conoscere in modo non empirico, quella esistente e quella potenziale, potendo persino individuare con un'approssimazione anche molto elevata, il grado di estensione e di influenzabilità, servendosi per questo in modo sistematico, di ricerche specialistiche, anche molto sofisticate, commissionate o svolte in proprio. Questa conoscenza consente di individuare in prima approssimazione le possibili aree di intervento, rispetto alle quali vengono realizzate varie ipotesi di investimento. L'insieme di questi flussi informativi consente di precisare meglio costi (prevedibili) e benefici (possibili) delle varie alternative strategiche consentendo di fare una scelta mirata. Rispetto a tale scelta l'azienda, in virtù del controllo centralizzato delle decisioni strategiche, può dirigere in modo convergente tutte le macchine in cui si articola il suo funzionamento (dall'organizzazione interna alle analisi simulate degli effetti della scelta compiuta, al rapporto con la distribuzione, la pubblicità, ecc.).
Educare alla salute, nell'ottica aziendale è utile soprattutto per risparmiare risorse economiche a diversi livelli; per pareggiare bilanci ed evitare esborsi incommensurabili. Le conseguenze di un serio progetto, programma di educazione alla salute in ogni territorio dell'ASL, permetterebbe una minor richiesta di interventi medici e l'utente diventerebbe maggiormente artefice, si condurrebbe autonomamente per un bene-stare, diminuendo le richieste tampone.
Voler conoscere i bisogni ( attraverso una lettura non finalizzata a produrre profitti sconsiderati) diventa momento orientativo dei percorsi educativi per una maggior tutela della salute e coinvolge direttamente le scuole appartenenti alle singole ASL, ma non solo, in quanto l'analisi dei bisogni deve coinvolgere tutte le agenzie "educative" del territorio: la famiglia e la comunità, la televisione ed i media in generale, le forze dell'ordine, le associazioni sportive, i movimenti giovanili, le biblioteche, i musei, le Chiese, le associazioni culturali, i sindacati delle diverse categorie, ecc. L'analisi dei bisogni è insita in ogni progettazione vera e propria, è la fase dell'elaborazione progettuale.
L'analisi della situazione dell'esistente indaga il reale stato di salute di un territorio.
Si può scegliere anche d'indagare solo un particolare gruppo di persone scelte per età, lavoro, ecc. Si definiscono quali sono i bisogni identificabili di un territorio nella prospettiva della salute: gli aspetti generali della salute pubblica (mortalità, morbosità, fattori di rischio) gli aspetti sociali (indicatori culturali, socio-economici, ecc.), gli aspetti comportamentali (elementi legati allo stile di vita ). Si vuole insomma conoscere la qualità della vita di un determinato territorio.
La qualità della vita è il complesso delle condizioni che determinano lo stato di benessere (o di malessere) della persona. Tali condizioni sono interne ed esterne e riguardano una molteplicità di ambiti dal fisico allo psichico, dallo spirituale all'affettivo; dall'economico al sociale, dal politico al professionale. Una qualità della vita scadente impedisce il raggiungimento di una situazione di benessere; ma neppure una elevata qualità della vita è di per sè garanzia di benessere per tutti: infatti, a determinare il rapporto fra la qualità della vita e il benessere concorrono anche i valori che l'individuo - per educazione, influenze sociali e personali convincimenti - pone come obiettivi fondamentali alla propria esistenza. La problematica sottesa è complessa anche perchè spesso, per esempio per quanto riguarda le risorse spendibili, il miglioramento della qualità della vita per gli uni comporta la riduzione della qualità per gli altri.

Si può ulteriormente considerare che "nella logica dell'avere" il benessere di alcuni diventa depauperante; mentre l'educazione deve riproporsi di costruire individui nella "logica dell'essere ", in cui, al contrario, ciascuno trae benefici dall'elevarsi della qualità della vita altrui. In questa fase preliminare si tratta di compiere un'inchiesta seria, analitica, fondata su test di realtà e di concretezza sullo stato di salute della comunità in cui s'intende operare. I protagonisti dell'inchiesta devono appartenere alla comunità stessa ed il direttore del Dipartimento di Prevenzione può essere allora il promotore della nascita di un'area dipartimentale idonea di cui entrano a fare parte persone competenti che abbiano conoscenza dell'ambiente e delle tecniche di rilevazione dei dati in materia di salute. L'équipe può essere formata da ricercatori dell'ambito socio - sanitario, da insegnati e rappresentanti del mondo del lavoro, del commercio, delle istituzioni pubbliche, delle associazioni dei genitori, delle società sportive e culturali.
Altra soluzione istituzionale, per costituire l' equipe-analisi dei bisogni, può essere allargare la funzione dell'U.O.N.A di epidemiologia oppure usufruire dell'U.O.N.A. di educazione sanitaria che è collocata generalmente nell'U.O.A.: Servizio Igiene, Alimenti e Nutrizione. Centrale è comunque che questa fase venga gestita dal Dipartimento di prevenzione coinvolgendo tutte le agenzie suddette compresi i Direttori di distretto che si avvalgono di un ufficio di coordinamento composto da rappresentanti delle figure professionali operanti nei servizi distrettuali. Sono membri di tale ufficio un rappresentante dei medici di medicina generale ed un pediatra di libera scelta. Indicare da chi deve essere composto tale gruppo di lavoro e da quale istituzione deve essere coordinato non è questione marginale anche al fine della ricaduta degli obiettivi sul territorio.
Ogni realtà (Scuola, azienda, associazione ecc..) può programmare attività d'educazione alla salute, ma se si vogliono raggiungere maggior benessere e maggior qualità di vita per i cittadini è indispensabile coordinarsi per integrare i percorsi nell'ottica di una più proficua sinergia. Gli indicatori generali della salute pubblica da considerare nell'analisi dei bisogni si riferiscono ai parametri tradizionali: mortalità, morbilità, fattori di rischio.


A titolo indicativo e' possibile citarne alcuni:
- numero delle persone colpite da handicap permanenti, o sofferenti per postumi di incidenti, rapporto alla popolazione globale;
- incidenza di malattie causate da acque contaminate;
- percentuale della popolazione abitante in alloggi malsani (sistemi inadeguati di eliminazione dei rifiuti, di acque di scarico, assenza di servizi igienici, eccesso di umidità, mancanza di aerazione, ecc..);
- percentuale della popolazione esposta a sostanze contaminanti (a quali livelli?);
- tasso di assenteismo scolastico o professionale per malattie somatiche o psicosomatiche ( per lavoro nero o demotivazione dei minori);
- percentuale delle persone anziane che hanno perso la loro autonomia;
- numero dei bambini maltrattati , sottoalimentati o alimentati scorrettamente, abbandonati a se stessi nella giornata;
- numero delle famiglie separate e dei bambini affidati ad istituti assistenziali o in affido/adozione.


La rilevazione della salute mentale è da effettuarsi sempre in riferimento alla cultura ed ai sistemi di valori della comunità territoriale in cui ha luogo l'inchiesta . In particolare sono da prendere in considerazione il numero dei suicidi degli adulti e degli adolescenti, l'abuso di farmaci , ecc.
Questi primi indicatori sono molto importanti, ma di carattere eminentemente sanitario ed igienico, rientrano ancora nella linea tradizionale di ogni rivelazione dello stato di salute di un determinato territorio.
Una loro lettura e comprensione adeguata è resa possibile solo attraverso la rivelazione degli aspetti sociali e degli aspetti comportamentali, che deve essere svolta in parallelo e con uguale correttezza e serietà.
La valutazione degli aspetti sociali è fondamentale in un programma di educazione alla salute.
Questi dati sono necessari se si vuole poter decidere sul contenuto e scegliere i metodi di comunicazione; essi possono anche influire sugli atteggiamenti e sui comportamenti degli educatori. La raccolta dei dati per gli indicatori sociali può avvenire gradualmente . Occorre cominciare dallo studio di questi dati. I dati mancanti possono essere raccolti tramite interviste eseguite da persone che conoscono bene gli aspetti particolari della vita sociale locale, per esempio nei servizi pubblici quali i servizi del Comune, l'Ufficio di Collocamento, l'Assessorato all'istruzione, al tempo libero, la Polizia, i Servizi sanitari locali, ... le associazioni diverse....


Se dopo questo lavoro, continuano a mancare dati importanti, potrebbe essere necessario procedere ad un'inchiesta diretta tramite la scelta di un campione di popolazione.
I principali indicatori sociali da prendere in considerazione sono i seguenti:
- indicatori socio-economici: ripartizione delle entrate, prodotto nazionale lordo per abitante, percentuale del bilancio familiare destinato ad attività favorevoli alla salute;
- indicatori della qualità dell'ambiente così come viene percepito: contesto di vita, alloggio, incidenti;
- Indicatori del mercato del lavoro: disoccupazione, condizioni di lavoro, assenteismo;
- Indicatori del grado di socializzazione e di integrazione sociale: immigrazione, alienazione, isolamento, conflittualità, discriminazione, criminalità, diritto allo studio e grado di istruzione raggiunto nei diversi gruppi di età, attrezzature per il tempo libero, attività ed opportunità culturali, qualità delle prestazioni sanitarie;
- Indicatori sociali in stretta relazione con la salute fisica: livelli di nutrizione, attività fisica ed accesso ai centri sportivi, igiene.


Bisogna inoltre prestare attenzione particolare ai modelli culturali e alla loro evoluzione; per esempio, per quello che riguarda le vecchie e nuove tradizioni, l'esistenza di un insieme di regole, formali o no, sull'uso dell'alcool, del fumo e di altre droghe, il "come" l'uso di tali sostanze venga giudicato nell'ambito della comunità. Occorre sempre verificare la validità dei dati. Diversi fattori hanno incidenza particolare sulle statistiche ufficiali, sui questionari e sulle interviste. Ad esempio: gli aumenti di prezzo incidono sul consumo di alcolici e del tabacco, indipendentemente da qualsiasi educazione alla salute messa in atto contemporaneamente.
Ovviamente tali indicatori, suddivisi per ambiti, dovranno essere presi in considerazione, rapportandoli volta per volta alla estensione geografica del territorio in cui vive la comunità, alla consistenza numerica.
Molti dati esistono e giacciono inutilizzati, a seguito di censimenti o di ricerche sociologiche già effettuate, presso gli Enti locali o presso le Camere di commercio, gli uffici di collocamento, gli Istituti di ricerca delle Università, i servizi urbanistici, ecc.
E' di fondamentale importanza che tutti questi indicatori siano raccolti, aggiornati e completati anche attraverso la testimonianza diretta degli operatori sociali, degli insegnanti, dei responsabili dei centri ricreativi, delle chiese locali, dei gruppi di volontariato, che possono arricchire e dare ad ogni voce quel carattere di vissuti e concretezza che rende eloquenti ed efficaci i numeri, le statistiche, le planimetrie e le mappe catastali.


La valutazione degli aspetti comportamentali include elementi legati allo stile di vita ; è facile notare che i problemi più frequenti riguardanti la salute, i quali implicano un costo elevato per la società, derivano, da una parte, dall'individuo stesso e, dall'altra,
dall'ambiente sociale e fisico e dalle opportunità educative.
I programmi educativi possono, a lungo termine, influire indirettamente sui fattori ambientali, poichè la popolazione sensibilizzata tende a favorirne la modifica.
Di qui il bisogno di identificare quale comportamento è all'origine di questo o quel problema sanitario o lo diverrà nel futuro. Un tipo particolare di comportamento può peraltro segnalare l'incombere di un altro tipo di comportamento, più nocivo e strettamente legato al primo. E' indispensabile identificare quei comportamenti che ne preannunciano altri più dannosi. Gli atteggiamenti, i valori e le convinzioni di una persona sono spesso determinati, per la sua giovane età, dai fattori ambientali, specialmente da quelli che riguardano più da vicino l'interessato e che sono più importanti per lui. La natura e "l'allevamento" sono gli elementi responsabili dello sviluppo e della formazione del bambino (J.R. Harris, 1999).
Appare evidente che lo studio incrociato di tutti questi dati, raccolti attraverso una seria indagine sugli aspetti sanitari, sociali e comportamentali, il raffronto tra cause e conseguenze, l'analisi della realtà locale considerata preminentemente nelle lacune e nelle insufficienze rispetto ad una qualità della vita potenzialmente sana, condurrà all'identificazione dei bisogni reali della comunità e dell'ambiente in cui essa vive.


E' necessario inoltre che l'identificazione dei bisogni sia espressa in termini chiari, intelligibili e che essa sia centrata in modo radicale sulle cause anche apparentemente remote dei disagi e delle inadeguatezze riscontrate. Nella misura del possibile, è molto importante che essa sia condivisa ed assunta responsabilmente dal maggior numero di coloro che rivestono un ruolo influente nella comunità stessa. Sarà compito del Dipartimento di Prevenzione o dell'organo che ha coordinato l'indagine far in modo che i risultati raggiunti vengano conosciuti ed assunti dal maggior numero di persone con o senza responsabilità sociale diretta.
L'analisi "dei bisogni di salute" determina gli obiettivi che si vorranno perseguire attraverso il progetto. La scelta delle mete progettuali è condizionata dall'esito dell'analisi. Definire gli scopi sarà compito del comitato interistituzionale che agisce all'interno del Dipartimento di Prevenzione, con il suo direttore e l'U.O.N.A di Epidemiologia dell'A.s.l. Gli obiettivi scelti condizioneranno la formazione, ma non solo, degli animatori ed esecutori del progetto.

 

 

 

 

QUARTO CAPITOLO
IDENTIFICAZIONE E VALUTAZIONE DELLE RISORSE E DEGLI OSTACOLI

Nell'elaborazione di un progetto di educazione alla salute, occorre identificare e valutare i fattori suscettibili di agire positivamente/negativamente sul comportamento della popolazione, soprattutto dei giovani, in materia di salute. Favoriscono o ostacolano la realizzazione progettuale:
- le conoscenze sufficienti,
-le competenze appropriate,
-l' ambiente favorevole,
-la disponibilità delle risorse educative ,
-l' impegno dei servizi amministrativi,
- le leggi specifiche,
- la approvazione del programma da parte di gruppi sociali influenti,
- il sostegno dei media locali.
Per quanto riguarda il possesso di sufficienti conoscenze, può succedere ad esempio che un insegnante aderisca agli ideali di un progetto per la salute senza avere però una visione chiara di cosa ciò significhi in pratica in una scuola. Costui crederà, probabilmente, che l'educazione alla salute, come la matematica, sia campo esclusivo dello specialista e non richieda la partecipazione di terzi o, ancora, non avrà nulla da obiettare se, e a patto che, tale azione non incida sul suo orario di servizio.
Negli istituti di tipo tradizionale, numerosi insegnanti ritengono spesso che il loro lavoro consista esclusivamente nella trasmissione di conoscenze. Classificano gli obiettivi che perseguono in base a elenchi generici di "conoscenze" (terminologia, fatti, convenzioni, classificazioni, metodologie), attitudini e competenze intellettuali (comprensione, applicazione, analisi, sintesi, valutazione).
Lo scopo della formazione di base continua degli insegnanti e degli altri soggetti coinvolti nel progetto dovrebbe permettere, fra l'altro, d' aiutare i ragazzi, i giovani e non solo a chiarire i loro valori, a prendere delle decisioni, a combattere lo stress , ad affermare la propria personalità, a sviluppare le proprie capacità nel rapporto con gli altri, ad utilizzare e ricavare le informazioni: soprattutto a crearsi un immagine positiva e realistica. Gli obiettivi principali nel campo affettivo - quando l'insegnante se ne occupa, il che avviene raramente - sono generalmente impliciti. Essi si esprimono, naturalmente, nel sistema di valori dell'insegnante, nella disciplina e nell'etica della scuola e negli aspetti dell'azione informale di quest'ultima. Si può dire per riassumere che si tratta a questo riguardo di insegnare agli alunni ad apprendere ( presa di coscienza, desiderio di ricevere, attenzione mirata o selettiva), a rispondere ( accettare di rispondere, aderirvi volentieri, provarne soddisfazione), a costruire (concettualizzare un valore, elaborare un sistema di valori), ad applicare un valore o un insieme di valori ( generalizzazione).
Molti degli obiettivi dell'educazione alla salute non sono specifici di una materia strettamente limitata chiamata "salute", ma coinvolgono gli insegnanti di tutte le materie, che si tratti di lingua, di scienze, di religione o di educazione fisica.
Anche l'educazione alla salute dovrà, all'interno della scuola e in altri ambiti, fare i conti con le contrapposizioni metodologiche, tra teorie o modelli dell'apprendimento: l'insegnamento contenutistico e quello problematico, quello astratto o formalizzato e quello collegato alle fenomenologie quotidiane; quello teorico e quello integrato da evidenze sperimentali di laboratorio... e queste a loro volta possono partire dalla esplorazione diretta dei problemi oppure proporre esperimenti preschematizzati.
E' bene precisare, anche all'interno della didattica della promozione della salute che non si ottengono gli stessi risultati se si usano modelli di insegnamento trasmissivo, conduttivo o costruttivista; se si considerano innate certe capacità cognitive o se si considera la mente come una tabula rasa; e che si lavora in modo diverso se si tiene conto (o no) delle esperienze di vita di chi impara, delle suggestioni derivanti dal contesto in cui si pensa o agisce . Sono diversi gli stili educativi che adottano ipotesi di cambiamento cognitivo discreto (di