CONTINUITÁ
TRA SCUOLA MATERNA, ELEMENTARE E MEDIA INFERIORE
anno scolastico 2002
di Gianni Rinaudo
1)
Fatti e vissuti
2)
Introduzione
Finalmente
ci si è accorti che non si può riformare la scuola
a "compartimenti stagni", la frammentarietà è
sinonimo di discontinuità. E’ da rigettare a priori
una riflessione sul valore e dis-valore della discontinuità
?!
Chi, fra noi insegnanti, non ha vissuto l'ansia nei confronti
del grado di scuola successivo o non ha recriminato sul lavoro
svolto nel grado precedente?
Le
riunioni si trascinano tra sorrisi forzati che mascherano a mala
pena, la voglia, da una parte, di dire tutto ciò che si
pensa a quegli incompetenti delle elementari che non hanno saputo
preparare adeguatamente gli alunni e, dall'altra di rinfacciare
alla scuola media il mero appiattimento sui programmi e l'incapacità
di valutare l'iter percorso fino a quel momento dal bambino considerato
nella sua individualità.
Medesimo atteggiamento lo si può considerare tra la scuola
materna ed il corso elementare.
Gli incontri, indispensabili perché previsti dalle disposizioni
vigenti, sono invece ritenuti dai docenti adempimenti che sottraggono
tempo ed energie al lavoro quotidiano. Le modalità con
cui si svolgono inoltre (addirittura gruppi di persone diversamente
preparate e motivate), non consentono neppure ai meglio intenzionati
di ipotizzare forme e percorsi diversi e contribuiscono solo ad
aggiungere frustrazione a frustrazione e aggressività ad
aggressività.
È un quadro a tinte troppo forti quello dipinto?
Si ripropone anche per quanto riguarda l'aspetto della continuità
tra i vari ordini di scuola ciò che avviene nel nostro
Paese in tanti altri campi: esistono norme, anche buone, ma queste
non vengono attuate, per i più svariati motivi, non sempre
dovuti a cattiva volontà, ma molto spesso a strumenti e
criteri organizzativi inadeguati.
Sotto l'aspetto della continuità il diritto dell'alunno
ad un percorso formativo organico completo è considerato
un'esigenza primaria; quindi compito dell'istituzione scolastica
è quello di prevenire le difficoltà che potrebbero
insorgere nei passaggi tra i diversi ordini di scuola e che spesso
sono causa di fenomeni come quello dell'abbandono scolastico.
A questo si devono conformare azioni positive che garantiscano
il raccordo tra le scuole ed extra scuola in modo che l'alunno
venga inteso globalmente e non solo come un piccolo homo scholasticus.
La continuità quindi può essere realizzata solo
se viene portata all'interno di un itinerario curricolare articolato,
organico e condiviso. Questo però viene ad infrangersi
contro il sistema scolastico che non trova certo nei vasi comunicanti
il modello ispiratore.
Eppure le disposizioni prevedono il "coordinamento dei curricoli
"supportato da una conoscenza reciproca almeno dei programmi
ufficiali ( tralasciamo quelli reali ?!) dei diversi ordini di
scuola.
2a)
Anamnesi - passato recente - e problematizzazione
Abbiamo
promosso iniziative destinate a raggiungere "la conoscenza
reciproca, la problematizzazione e la progressiva armonizzazione
delle concezioni e strategie didattiche, degli stili educativi
e delle pratiche d'insegnamento - apprendimento"?
Qualcosa fu realizzato quasi dieci anni fa per la continuità
elementare-media.
Il corso di Ricercazione e “Capire Si Può”
affrontano in parte la questione sul versante materna ed elementare.Quanti
insegnanti della scuola elementare conoscono a fondo i programmi
della scuola media, li hanno almeno sfogliati e viceversa?
Quanti insegnanti della scuola materna conoscono quelli della
scuola elementare e viceversa!?
Qualcuno sa indicare dove si sono attuati "momenti di collaborazione
incrociata, in classe, degli insegnanti delle due scuole sulla
base di specifici progetti - o ancora - incontri e attività
in comune tra gli alunni delle classi degli anni ponte insieme
ai loro insegnanti"?
Tra la materna ed elementare si sono realizzati molti progetti:
libro, orto, giochi in cortile, ecc…
Commissioni per la definizione e ridefinizione della scheda di
valutazione conclusiva del percorso della materna.
Tra la media e l’elementare boh! Attualmente si attuano
incontri alla fine della quinta e si accompagnano gli alunni a
visitare i plessi delle scuole medie.
Si sente la necessità di accrescere la conoscenza e la
competenza in tale prospettiva?
Oppure ognuno persegue il proprio specifico senza badare al prima
ed al dopo scolastico.
Si considera, si dà valore alla “ sfera cronologica,
simbolica e logica”, alla esperienza, alla vita dell’
alunno, al di là del tempo scuola?
La scuola, ma in particolare l’alunno ha bisogno che venga
rispettata la sua continuità? La continuità è
per gli alunni.
Quando la continuità si deve tradurre in progetti comuni
prevale presumibilmente, non direi tanto la diffidenza, ma il
timore di mettersi in discussione o di essere giudicati dai colleghi.
O meglio “ci sono troppe cose più utili da fare”!Momenti
di incontro solo volontari tra insegnanti dei diversi ordini di
scuola non saranno mai in grado di garantire iniziative sistematiche
e generalizzate di continuità. Potrebbero aprire un percorso
e far intravedere un benessere: lavorare in modo mirato per la
realizzazione del costruire conoscenze, attraverso il “capire,
agire e sentire, sentire, capire ed agire,agire, sentire e capire…”(
W.De Gregori, Brasilia, 2000).
La frammentazione della continuità del percorso formativo
non si evidenzia solo nella mancanza di coordinamento dei curricoli,
di conoscenza reciproca, di progressiva armonizzazione delle concezioni
e strategie didattiche, degli stili educativi e delle pratiche
d'insegnamento – apprendimento.
Anche il travaso di informazioni sull'alunno da una scuola all'altra
si limita per lo più agli aspetti burocratici: dati anagrafici,
comunicazioni ufficiali dei risultati raggiunti, giudizi asettici
per non indisporre le famiglie o allarmare, fin dai primi giorni
di scuola, i professori ai quali la scuola elementare o materna
consegna il prodotto. Eppure le norme prevedono incontri per l'esplicitazione
e la discussione dei criteri di accertamento e valutazione…
[atti ad] individuare le caratteristiche generali e specifiche
dei soggetti, attraverso la predisposizione di comuni strumenti
di rilevazione (quali sono questi strumenti?).
La frattura esistente nell'azione della scuola potrebbe in parte
essere ricomposta dalla famiglia che rimane, con l'alunno, il
soggetto costante nel corso degli anni e alla quale le norme in
vigore attribuiscono importanza primaria come occasione di partecipazione
diretta e come fonte di informazioni utili alla programmazione
dell'attività scolastica.
La necessità di garantire continuità nel percorso
formativo è stata individuata da tempo, come pure sono
stati individuati alcuni strumenti per realizzarla. Allora perché
ciò non è avvenuto?
La risposta non è una sola, senz'altro entrano in causa
vari fattori:
- La diversa formazione scolastica degli insegnanti;
- Un eccesso di conservatorismo nello sperimentare nuovi percorsi
culturali e nuove forme organizzative;
- Il cercare di sopravvivere, la demotivazione, lo scarso riconoscimento
professionale, ecc…
L'evoluzione
dell'approccio ai problemi della formazione, unito alle nuove
conoscenze pedagogiche, psicologiche e sociologiche… ha
posto vieppiù l'accento sulle esigenze di flessibilità,
di continuità e di gradualità legate ai ritmi naturali
di apprendimento- la vita dell’alunno al di là del
tempo scuola-.
3)
Definizione del problema
La
necessità di una visione unitaria della scuola in generale
e di quella di base in particolare è un dato universalmente
acquisito; quello su cui sembra non esserci unanimità di
pareri, ma questo mi sembra naturale, è sul come raggiungere
questo obiettivo.
4)
Ipotesi di soluzione
-
Non si può avere continuità se non si conoscono
i programmi del precedente ciclo di studi, intesi non solo come
contenuti, ma anche come suggerimenti metodologici e finalità.
-Fare
continuità non significa anticipare i contenuti che saranno
esaminati nel ciclo di studi successivo.
- La continuità diverrebbe più tangibile se i rapporti
tra i docenti dei diversi cicli passassero dall'attuale sporadicità
ad incontri più produttivi meno burocratici e più
significativi. Gli insegnanti hanno bisogno di confrontarsi, di
scambiarsi esperienze e affrontare le problematiche in modo più
esperienziale che teorico.
-Continuità significa elaborare insieme tra l'ultimo anno
del ciclo precedente ed il primo del ciclo successivo, significa
trasmettere il metodo di insegnamento, avere gli stessi criteri
di valutazione e seguire corsi di aggiornamento comuni, ecc…
- Soprattutto si dovrebbe scegliere una linea comune tra la centralità
dello studente, protagonista nel processo di apprendimento e la
centralità dell'informazione, limitata, spesso, alla semplice
trasmissione di informazioni.
- La proposta di "riordino dei cicli" sostituisce alla
struttura "fortemente piramidale", attualmente in vigore,
una struttura "modulare", nella quale ogni segmento
identifichi precise soglie da raggiungere.
- Si avrà continuità tra i vari moduli ?
“...Si
profila dunque la necessità di un insegnante come mediatore
culturale, come modello esperto …un insegnante regista …un
insegnante che riconosca il bambino come interlocutore nei processi
di apprendimento, che dia importanza a ciò che pensa lui
e non solo a ciò che vuole che pensi…un insegnante
che riconosca la realtà del bambino, lo accetti, lo ascolti,
entri con lui in contatto emotivo/empatico, lo valorizzi, gli
permetta di esprimere al meglio le sue potenzialità.”
(POF 1 Circolo)
5)
Proposta
Attività
di compresenza degli insegnanti dei diversi ordini di scuola,
preparata da riunioni preliminari e seguita da incontri di riflessione.5a)
Definizione del termine compresenza
Il suo normale significato di compresenza - essere presenti con
altri - ha suggerito oggi un uso assai diffuso del termine per
definire la situazione che si realizza nella scuola elementare
e che ha che fare con la soluzione dei moduli.
“Come si può facilmente comprendere si tratta di
una metodologia pedagogica particolarmente efficace e valida se
non altro perché stimola indirettamente gli alunni verso
la cooperazione vissuta come aumento e non come diminuzione delle
possibilità individuali.” (P. Bertolini, Univ. Bologna
)
Per essa accade che in determinati momenti della giornata scolastica
siano presenti nella stessa classe due insegnanti che cooperano
in particolare prendendo come spunto della loro comune azione:
- un argomento per così dire trasversale,
- la conduzione di una ricerca interdisciplinare,
- …
In genere, però, si è convinti dell'importanza della
compresenza anche perché questa consente di dividere gli
alunni in gruppi per il potenziamento o l'approfondimento degli
argomenti trattati, per individualizzare, secondo le necessità,
ogni insegnamento e consentire a ciascun alunno il raggiungimento
degli obiettivi proposti nel rispetto dei suoi tempi di apprendimento
e di promuovere attività di lavoro di gruppo estremamente
importanti per lo sviluppo delle capacità di collaborazione
e di socializzazione.
La compresenza fra insegnanti di materie diverse favorisce pure
l’interazione culturale e metodologica fra i docenti coinvolti.
L’attività di compresenza in laboratorio permette
inoltre di affrontare in modo unitario quelle parti del programma
che meglio si avvalgono dell’uso di programmi e procedure
informatiche (risoluzione di problemi, compilazione di documenti)
e successivamente di simulare aspetti operativi delle diverse
attività.
La compresenza, intesa come sopraesposto, rischia di collocare
soprattutto la trasmissione delle conoscenze al centro dell’attività
didattica.
La costruzione del conoscere, anche in relazione alle abilità
strumentali, richiede invece di porre attenzione alla comune azione
considerando integralmente il gruppo classe, alunni e docenti
come rete di micro-sistemi interdipendenti, non separati che vivono
per cicli evolutivi probabilistici, non lineari.
Vivere in com-presenza per:
- stare a se stessi e contemporaneamente all’altro, al collega,
all’ alunno, ai programmi,… alla società
- dare e ricevere feedback
- …
In tale modo l’azione insegnamento-apprendimento avvia la
concretizzazione del paradigma epistemologico globale “saper
essere, saper fare e sapere”.
Paradigma dato per scontato ed acquisito.
La ricaduta dei tre saperi nel quotidiano scolastico richiede:
“- una ben progettata articolazione longitudinale, necessaria
a coinvolgere con significato diversi livelli di sviluppo cognitivo,
di competenze disciplinari, di cultura di base ... nella progressiva
padronanza dell'argomento.
- una sistematica correlazione trasversale, necessaria a coagulare
in vario modo attorno ad ogni tema aspetti di diverse discipline
scientifiche, aspetti formali, aspetti tecnologici, aspetti di
esperienza quotidiana ... etc.
- un riferimento costante a reti di conoscenze già sviluppate
attorno ad alcuni nodi essenziali (concettuali e metodologici)
nel corso del curricolo di base, necessariamente sotteso ad ogni
approfondimento e/o allargamento.
- un modo di lavorare, degli insegnanti e dei ragazzi, capace
di valorizzare attraverso la sinergia fra lavoro individuale,
di piccolo gruppo e di grande gruppo le potenzialità cognitive
e le possibilità didattiche che ogni costruzione di conoscenza
deve mobilitare e indirizzare.” (Guidoni, Milano 2000)
6)
Fasi del progetto:
1) incontro Dirigenti
2) incontro FO
3) incontro tra insegnanti del proprio ordine di scuola
4) incontro medie-elementari, 2h - incontro elementari-materne 2h
5) compresenza 4h/6h
6) incontro elementari medie 2h - incontro materna elementare 2h
7) conclusione incontro FO e Dirigenti: presentazione sintesi.
8) il progetto continua?Concretizzare l’attività di
compresenza in una prospettiva costruzionista dell’insegnamento-apprendimento,
come modalità per approfondire e sviluppare continuità
tra i diversi ordini di scuola del nostro territorio, richiede la
definizione di atteggiamenti collaborativi tra gli insegnanti senza
la preoccupazione di realizzare prodotti definiti e tanto meno,
forse, la stipula di progetti contenutistici…
Essendo inoltre i tempi a disposizione limitati (4 o 6 ore al massimo)
è opportuno
stabilire quale aspetto disciplinare interdisciplinare o transdisciplinare
i docenti di ogni grado scolastico vogliono approfondire e sviluppare
ed in che modo (fase 3 e 4).
Gli insegnanti delle elementari ad esempio possono orientarsi su
due aspetti, uno per la materna ed uno per la scuola media.
Un’ulteriore raccordo dovrà darsi tra i due insegnanti
compresenti, anche al fine di concordare le informazioni da comunicare
agli alunni della classe ospitante.
E’ utile evitare “il prof o la maestra vengono a vedere
come lavorate…” “non fatemi fare brutta figura”
ecc…
Terminata la fase 5 ci si riunirà a gruppi omogenei ed eterogenei
per riflettere su ciò che abbiamo capito, sentito e realizzato
attraverso la compresenza tra i diversi ordini di scuola (fase 6).
La
traccia di riflessione pre e post compresenza è da definire.