Ho
iniziato il percorso di ricercazione perché volevo capire
come essere più efficace, come riuscire ad affiancarmi
ad ogni bambino dov’è per accompagnarlo dove vuole
e può arrivare e riuscire a farlo con la MASSIMA NATURALEZZA.
Naturalezza
che presume:
competenza
disciplinare e relazionale
capacità
di vivere con i bambini situazioni d’apprendimento COMPLESSE,
reali, vere, naturali…
capacità
di saper riconoscere in ogni situazione gli aspetti da cogliere,
osservare, approfondire, collegare a NODI DISCIPLINARI.
Ecco,
volevo soprattutto riuscire a riconoscere nell’agire quotidiano
quanto è RICONDUCIBILE a NODI cognitivamente e disciplinarmente
importanti perché convinta che non sia sufficiente rendere
interessanti delle attività e proporle ai bambini. Inoltre
volevo riuscire a far uscire di più ed in modo corretto
la fiducia che ho nelle possibilità di ognuno ed imparare
a farlo con strategie “giuste” per evitare di “accarezzare”
troppo e/o male o di tarpare le ali.
Voglio
documentare un “incidente” che mi ha aiutata a capire
meglio che se il raccogliere dati aiuta a condurre la valutazione
in modo più consapevole, questa consapevolezza deve condurre
in luoghi distanti dalle false certezze che sembrano nascere da
una valutazione che guarda ad elementi discreti e decontestualizzati.
Penso
opportuno premettere:
Anni
fa, quando usavo prove di verifica cosiddette oggettive per considerarle
attendibili ero molto attenta alle condizioni, alle modalità
di somministrazione e alle abilità che le prove presupponevano,
ma ero comunque aperta alla possibilità che, al di là
di quanto potevo controllare, intervenissero variabili che rendessero
i dati raccolti non utili alla riflessione valutativa ed alla
conseguente ri-programmazione.
Ora,
come un tempo, ritengo essenziale che io sia consapevole di ciò
che valuterò sin da quando individuo gli obiettivi da perseguire
e pianifico l’azione didattica e ritengo fondamentale sviluppare
la mia competenza osservativa sapendo quali competenze voglio
valutare perché solo se so cosa guardare posso essere disponibile
ed attenta a cogliere i segnali significativi dell’interazione
e i dati che mi servono per capire il processo di co-costruzione
delle conoscenze.
Questi
dati, analizzati ed interpretati, mi suggeriscono come proseguire
il lavoro e, se sono riuscita a raccoglierli con strumenti diversi
riescono a fornirmi un quadro più reale e complesso della
situazione della classe e di ognuno.
Se
ritengo importante raccogliere dati con modalità diverse
e confrontarli fra loro è per me essenziale farlo considerando
i dati raccolti come indicatori di probabilità e non di
certezza.
Raccolgo
dati:
con
interviste informali
con
note sul campo
con
feed-back libero degli alunni (parole, disegni) sovente seguito
da intervista
feed–back
guidato su un compito, su un tratto di percorso…
(partendo
dai loro feed-back a volte riesco a coinvolgere i bambini nella
progettazione)
registrando
ed annotando durante l’ascolto dati a me utili.
Tra
queste modalità di raccolta dati, quelle che uso con più
frequenza sin dalla prima elementare sono l’ intervista
informale ed il flash back.
La
mia scelta di ricorrere ai feed-back anche scritti sin dall’inizio
della prima elementare è nata:
-
Dalla necessità di lasciar scrivere i bambini per far loro
scoprire la funzione di comunicazione e la funzione di memoria
della lingua scritta.
I
bambini sapevano che non mi interessava la correttezza delle parole
scritte. I primi tempi sovente venivano da me e mi dicevano frasi
del tipo: “Volevo scrivere, ma… non si capisce, me
lo scrivi tu” … in questo caso facevo da scrivano.
-
Dalla convinzione che dare ricevere feed-back dopo lavori significativi
crea complicità tra me ed i bambini, mi aiuta a capire
e li coinvolge nella progettazione del nostro percorso.
La
circolarità della comunicazione di pensieri, percezioni,
atteggiamenti, azioni stimola adulto e bambini a tener conto dell’altro,
a migliorare, ad aver fiducia.
Per
facilitare la costruzione di un clima di fiducia:
quando
ricevo un feed-back dai bambini il giorno dopo lo rispecchio evidenziando
ciò che mi ha maggiormente agganciata o ritengo più
interessante, se il caso chiedo di chiarirmi ciò che non
ho capito e prendo spunto dai rimandi ricevuti per rilanciare
il lavoro. Quando do io feed-back ai bambini non li oriento sulla
persona, ma su prodotti e comportamenti, cerco di descrivere quanto
ho osservato senza cedere a premature tentazioni valutative. Proprio
perché uso spesso i feed-back degli allievi come modalità
di raccolta dati e perché sono convinta che relativizzare
sia importante, voglio ricordare un episodio in cui mi è
stato dato da un bambino un rimando non attendibile. Dopo aver
lavorato a lungo per capire che andare avanti sulla linea dei
numeri è come aggiungere ed andare indietro è come
togliere, ho chiesto ai bambini un feed-back scritto.
Ho
domandato:
-
Ti è piaciuto giocare con Astuto e Furbone?[1]
-
Cosa pensi di aver capito giocando?
Tutti
i bambini mi hanno dato i loro feed-back scritti.
Il
giorno dopo ho rispecchiato i feed-back ricevuti con una lettera
indirizzata all’intero gruppo classe (cfr. Allegato n. 1)
e ho chiesto ai bambini di disegnare se stessi mentre giocavano
con Astuto e Furbone, poi ognuno ha raccontato cosa aveva disegnato.
Nel suo rimando Omar scrive di essersi annoiato e poi aggiunge
che mentre si annoiava ha imparato alcune cose che piacciono alle
maestre…scrivere, disegnare, (cfr. allegato n.2).
Nella
discussione che prende spunto dai loro disegni evito di riferirmi
ai feed-back individuali e partendo dai disegni e dai racconti
dei bambini invito a ricordare insieme altre esperienze fatte
a scuola ed a casa con le regole dell’aggiungere e del togliere.
Quando si racconta il gioco con Astuto e Furbone Omar parla con
entusiasmo, si alza anche in piedi mentre parla, poi si risiede
con un piede sotto il sedere. Mi sono annotata i suoi comportamenti
perché Omar era uno dei tre bambini a cui avevo deciso
di prestare maggior attenzione.
Dalla
registrazione:
…Omar:
Quando Astuto si è spiaccicato contro il muro ed è
finito a quella di specie di loro ospedale faceva troppo ridere.
Gli sta bene così impara a non vedere il muro che abbiamo
fatto dallo zero…
Omar:
Era chi dava il comando che comandava perché se uno diceva
tre più due, certo che Astuto e Furbone non potevano fare
cose diverse
Carla
: Non potevano fare cose diverse?
Omar:
Si, potevano diverso ma era come farle uguali …
Dopo
l’intervallo chiedo ad Omar di spiegarmi il suo disegno
e lo intervisto sulla sua apparente contraddizione. Omar mi dice
che gli è piaciuto giocare con Astuto e Furbone, ma quando
scriveva il feedback era seduto tra due bambini che scrivevano
“ tanto e bene” e “allora io mi sono arrabbiato
ed ho scritto che mi ero annoiato, così facevo diverso
da loro e facevo corto” (quanto Omar mi ha detto sul suo
feedback scritto me lo sono annotato appena si è allontanato
da me mentre sul retro del suo disegno ho annotato, con lui presente,
la spiegazione del disegno. Cfr Allegato n.3).
Se
non avessi domandato ai bambini di confrontarsi su cosa avevano
capito con Astuto e Furbone, per giungere a raccontarci altre
esperienze “più naturali” in cui a casa o a
scuola i bambini avevano fatto esperienze di aggiungere/togliere
e proseguire così il nostro percorso, non mi sarei accorta
della non attendibilità del feedback di Omar. Durante il
tempo a sua disposizione per scrivere, “probabilmente”
Omar ha ritenuto la sua abilità nell’utilizzare il
codice scritto non adeguata a quanto gli era richiesto ed ha risolto
a modo suo la difficoltà.
A
questo punto del mio percorso penso di stare imparando a :
darmi
e dare ai bambini più tempo
non
aver paura di seminare molto e non aver fretta di raccogliere,
di tirare le fila
mettermi
nelle scarpe dei bambini
evitare
messaggi bloccanti
chiedere
ai bambini di chiarirmi il loro pensiero (aiutami a capire, riformula…)
nella convinzione di non essere riuscita io a capire
parlare
con i bambini di cosa osservo rispetto ai loro progressi ed alle
loro difficoltà
chiedere
ai bambini di comunicarmi cosa pensano delle attività fatte
insieme (piaciuto/non piaciuto, difficoltà, capito…)
riflettere
su ciò che ho fatto in classe e su ciò che farò
e ciò comporta il tentativo di controllare maggiormente
il processo d’apprendimento d’ognuno ( compreso il
mio)
valutare
con serenità perché penso di aver imparato a dar
valore a ciò che c’è ( per i bambini e per
me)
superare
la falsa dicotomia PERCORSO/PRODOTTO sperimentando modalità
valutative più consapevoli perché s’avvalgono
di attività di verifica COMPLESSE e diverse che, a volte,
mi permettono di triangolare i dati raccolti.
Ho
difficoltà a:
-
evitare domande chiuse o falsamente aperte rispecchiare con prontezza
ed efficacia feed-back che chiedo, ricevo e mi aiutano a conoscere
il percorso di ognuno
-
riconoscere MENTRE AGISCO situazioni da approfondire, finestre
che si aprono…
Mi
è piaciuto cercare di capire mettendomi in gioco per provare
a crescere professionalmente ed il farlo mentre lavoravo con i
bambini della mia classe.
Continua
a piacermi chiedere feedback ai bambini perché le loro
produzioni (orali, scritte,…) contengono sempre informazioni
significative sul percorso di apprendimento-insegnamento e mi
aiutano a capire se riesco a facilitare il capire dei bambini,
la loro autonomia ( soprattutto di pensiero) ed il loro coraggio,
ponendo domande oneste e vere che favoriscano la loro voglia di
scoperta e li educhino a negoziare i significati senza timore
di sbagliare. Penso poi che dare e ricevere feedback aiuti i bambini
a divenire più partecipi e responsabili di ciò che
si progetta e si fa in classe. Forse per poter valutare tenendo
conto del sapere, del saper fare, del saper essere mi è
necessario consapevolizzarmi maggiormente sulla non oggettività
della mia valutazione e sulla non oggettività dei dati
raccolti.
[1]
Per noi della 1°E Astuto era un personaggio fantastico che
si spostava sulla linea dei numeri (precedentemente avevamo prima
percorso e poi progettato e percorso dei percorsi in palestra,
nella scuola ed in Bra) e Furbone era un personaggio fantastico
che aggiungeva e toglieva le cose.