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Bruciare i rifiuti è sprecare energia, denaro, ...tutto
di Gianni Rinaudo
Secondo
la splendida espressione di San Tommaso D’Aquino,penso mutuata
da Aristotele, la verità, la conoscenza è "adeguatio
rei et intellectus".
Il Cav. Piumati – fresco di studi in Dottrina Sociale della
Chiesa - concorderà certamente su questa visione della verità
e non farà invece appello alla verità sociologica
oggi molto di moda. Se da molte parti s’ inceneriscono i rifiuti
questo non significa che tale approccio sia la strada maestra da
seguire. Anzi.
In Germania è in corso un’inversione di tendenza.
Scriveva Newsweek: " Negli anni '80, la fobia dei tedeschi
nei confronti dei rifiuti, indusse i governi locali a costruire
grandi impianti di smaltimento rifiuti che oggi costano una fortuna
ai contribuenti solo per essere tenuti aperti..."
In base ai documenti forniti dall'Ufficio per la Gestione dei Rifiuti
della città di Monaco, nella capitale bavarese, in solo otto
anni, la produzione di rifiuti si è ridotta del 60 %, anche
grazie al riciclaggio che, in questo stesso periodo è passato
da 150.000 tonnellate l'anno a 350.000 tonnellate. A farne le spese
è stato l'inceneritore di Monaco Sud che, il 31 Dicembre
1997, è stato chiuso definitivamente. Anche l'inceneritore
superstite, quello di Monaco Nord, non gode di buona salute: è
sovra-dimensionato rispetto alla produzione residua di rifiuti degli
abitanti di Monaco (1.300.000 persone).
Emblematica poi è la situazione di New York che, nel 1960,
utilizzava undici impianti di incenerimento per trattare i suoi
rifiuti. Nel 1981, gli inceneritori si riducevano a tre. Ma, nel
1993, anche questi tre impianti, troppo costosi per essere adattati
alle più stringenti norme anti inquinamento, erano definitivamente
cancellati, a favore del riciclaggio e del compostaggio.
La proposta del cav. Piumati di costruire inceneritori è
superata dalla sue stesse conclusioni quando afferma che portare
i rifiuti in Germania o Francia gli permette d’essere più
competitivo sul mercato italiano.
Oggi in Italia ci sono circa 212 inceneritori suddivisi fra rifiuti
urbani e speciali.
Incenerire i rifiuti significa sprecare risorse materiali per
degradarle nella forma più bassa di energia, cioè
calore, quindi il processo può presentarsi conveniente
per chi opera nel settore, ma molto sconveniente per la società
(una bottiglia di vetro riusata venti volte è un risparmio
di risorse e di energia molto più grande del guadagno prodotto
dalla bottiglia di plastica incenerita). Inoltre va analizzato
l’aspetto economico dell’incenerimento: è davvero
conveniente eliminare i rifiuti bruciandoli? E a quale prezzo
un "inceneritore" si può trasformare in un "termovalorizzatore"?
Ma soprattutto chi paga e pagherà questo prezzo?
La quantità d’inceneritori che si vuole oggi costruire
in Italia è troppo alta: per bruciare i rifiuti che non
si possono riciclare basta riconvertire le centrali a carbone
dell'Enel o i cementifici. Inoltre circa 1/3 in peso dei rifiuti
in entrata in un inceneritore si ritrova a fine ciclo in forma
di ceneri. Per il dott. Espedito Vassallo del CNR l’incenerimento
di una tonnellata di rifiuti organici produce circa 5000 metri
cubi di fumi, 250 kg di scorie e 25 kg di ceneri volanti o di
residui a seconda del tipo di trattamento dei fumi.
Si è contrari all’impiego di questi impianti come
soluzione allo smaltimento dei rifiuti perché rappresentano
un rischio sanitario e un rischio ambientale; non eliminano il
problema delle discariche;non servono a risolvere le emergenze,
richiedono diversi anni di lavoro ed ingenti investimenti economici;
disincentivano la raccolta differenziata; non creano occupazione:la
costruzione e l’esercizio di un impianto determina un livello
occupazionale inferiore al personale impiegato nelle industrie
del riciclaggio dei materiali pubbliche e private che potrebbe
offrire dai 200.000 ai 400.000 posti di lavoro nell’Unione
europea; non garantiscono un alto recupero energetico: il risparmio
di energia che si ottiene dal riciclare più volte un materiale
o un bene di consumo è molto superiore all’energia
prodotta dalla combustione dei rifiuti
Riciclare e compostare i rifiuti crea posti di lavoro, infatti
il cav,. Piumati con la sua holding impiega più di 800
persone e , credo, senza gestire nessun inceneritore: complimenti
veri. Continui su questa strada …
Se l’incenerimento sarà considerato una soluzione
alla crisi dei rifiuti, l’industria non sarà spinta
verso la progettazione e la produzione di beni di consumo che
non contengano sostanze chimiche tossiche.
Lo
stesso Programma della Regione Piemonte per la riduzione dei rifiuti
biodegradabili da collocare in discarica (allegato alla Deliberazione
della Giunta Regionale del 5 luglio 2004, n. 22-12919) afferma
che “per quanto riguarda il territorio Provinciale di
Cuneo … devono essere valutate le iniziative necessarie
per l’incremento della raccolta differenziata del Rifiuto
Urbano Biodegradabile e la riconversione degli impianti di trattamento…
in impianti di compostaggio di qualità. Cuneo inoltre dovrà
provvedere con la Provincia di Asti a realizzare sul proprio territorio
il previsto termovalorizzatore oppure ad individuare impianti
industriali cui destinare tutta la frazione secca dei rifiuti
urbani prodotta”.
Gli impianti industriali sono i cementifici delle vallate cuneesi
che si stanno attrezzando per accogliere parte dei nostri rifiuti.
In tal modo si contribuirà a diminuire assai l’inquinamento:
bruciare rifiuti per produrre cemento inquina molto meno che bruciare
carbone...

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